Simone e il messaggio a Gaia prima del malore: «A domani»

2 Settembre 2024

La 23enne pescarese Realini era d’accordo con Roganti per un’uscita di allenamento sabato mattina: «Eravamo stati a Passolanciano con Masciarelli già martedì, era felice per l’esperienza all’estero»

PESCARA. «Ci siamo messaggiati venerdì sera alle 21,30 per confermare l’uscita del giorno dopo. “Ok a domani” mi ha risposto Simone. Ma adesso non so più quale domani». Gaia Realini, 23 anni, pescarese, ciclista per il team Lidl-Trek reduce dal Tour de France femminile, non si dà pace per la morte improvvisa di Simone Roganti, il 21enne di Spoltore, promessa del ciclismo italiano, che poco dopo aver concordato l’uscita di allenamento del giorno successivo con Gaia, si è sentito male in casa intorno alle 22,30, per morire di lì a poco nonostante l’arrivo del 118 allertato dai genitori, e tutte le manovre dei sanitari per rianimarlo.
«Ci dovevamo vedere all’incrocio vicino casa sua, che abita a Villa Santa Maria. Sabato stavo andando in bici all’appuntamento», racconta Gaia, «quando poco prima di partire mi ha chiamato Lorenzo Masciarelli piangendo. “È morto Simone”, mi ha detto. E io non volevo capire, “Simone chi?” urlavo, “ma che dici, non è vero, devo andare sotto casa sua”. Ma era proprio lui. Simone era morto».
Un’amicizia nata e cresciuta nello sport, quella tra Gaia Realini e Simone Roganti, diplomato allo sportivo Volta di Pescara e oggi corridore della marchigiana Continental MG Kvis – Colors for Peace, che il 15 settembre avrebbe dovuto partecipare al Trofeo Matteotti. Due talenti del ciclismo che, come racconta Gaia, si erano incrociati per la prima volta da bambini. «Già a 5- 6 anni correvamo nella squadra “Amici della bici” di Santa Teresa. Ultimamente non ci eravamo più sentiti. Io sto a San Marino, ma ero tornata a Pescara e il 25 agosto gli ho fatto gli auguri di compleanno. E lui mi ha anticipato che il giorno dopo sarebbe andato a firmare il contratto in Belgio. “Se martedì sei a casa possiamo uscire e ti racconto tutto” mi ha detto. E così ci siamo organizzati per un primo allenamento del martedì, il 27. Non ci si vede più tanto spesso, ma siamo riusciti a riunirci anche con Lorenzo Masciarelli. Siamo andati insieme a Passolanciano. Simone era felice. Finalmente, ci ha detto, dopo tanti sacrifici aveva firmato con una squadra straniera che nel 2026 gli avrebbe dato l’opportunità di fare il Tour de France e il Giro d’Italia. Per lui valeva tanto correre all’estero, fare un’esperienza diversa, era molto emozionato. Ce l’ha raccontato con gli occhi pieni di gioia che tra poco piangeva», va avanti Gaia, «perché dopo le cadute e tutto quello che aveva passato, era arrivato il suo momento. Tant’è che abbiamo scherzato, gli abbiamo detto che doveva offrire per festeggiare. Era felice davvero». Poi l’appuntamento con Gaia per la seconda uscita del 31, sabato, e quell’ultimo messaggio, “Ok a domani”.
«Simone era serio negli allenamenti, nell’alimentazione, preciso sui lavori, sulle ore. Si dedicava al cento per cento allo sport, gli piaceva in tutto e per tutto».
E sabato mattina, dopo che si è dovuta rassegnare alla tragedia di Simone, Gaia ci è andata lo stesso ad allenarsi. Ma per sfogare sulla bici tutto quel dolore: «Non ci sono parole, se rimanevo in casa impazzivo».