Sindacati polemici con il vescovo

14 Marzo 2019

«Assente all’incontro sui lavoratori della Paolo VI». Valentinetti: c’era un delegato

PESCARA. «Un chiaro segno del disinteresse della direzione della fondazione Paolo VI verso i problemi dei lavoratori e dei servizi sanitari»: così cinque sigle sindacali hanno definito l’assenza dell’arcivescovo Tommaso Valentinetti all’incontro per discutere la situazione della Fondazione di cui Valentinetti è presidente, e che si occupa di servizi sanitari, riabilitazione e assistenza agli anziani. «Meravigliato dalla reazione dei sindacati», si è invece detto monsignor Valentinetti, «e dispiaciuto che la mia assenza abbia fatto pensare a un disinteresse dei vertici della Fondazione, che in realtà presiedo con dedizione e serenità». L’arcivescovo ha spiegato di essere stato impegnato, in occasione della riunione, «proprio nei centri Paolo VI, nell’accoglienza del direttore dell’ufficio per la pastorale della salute della Conferenza episcopale italiana. Ma all’incontro sindacale ero rappresentato da un mio delegato e, soprattutto, dal coordinatore amministrativo che, per il ruolo che gli compete, mi rappresenta e ha sempre rappresentato la Fondazione nelle relazione coi sindacati. Se la mia presenza si ritenesse necessaria», ha sottolineato Valentinetti, «compatibilmente ai doveri che ho come vescovo, concorderò con gli stessi un nuovo appuntamento». Un nuovo incontro è proprio quello che chiedono Leonida Mazza (Cgil), Vincenzo Mennucci (Cisl), Francesco Marcucci (Uil), Gabriele Pasqualone (Fials) e Gianna De Amicis (Ugl), che in una nota avevano parlato di «irritazione di fronte a un gesto così duro (l’assenza di Valentinetti, ndc), che palesemente ha evidenziato il disinteresse del vertice della struttura nei confronti dei problemi dei lavoratori e dei servizi sanitari che producono per la collettività». I cinque sindacalisti ritengono che «la presenza del massimo vertice della Fondazione al tavolo della trattativa è indispensabile, vista l’importanza dei temi all’ordine del giorno. Da qualche tempo vengono diffuse voci incontrollate all’esterno della Fondazione», hanno aggiunto, «se sono vere devono essere trattate e risolte nell’immediatezza; se non sono vere necessitano di immediata smentita».
Sulla quesitone della fondazione Paolo VI interviene anche l’Usb: «Nonostante siamo tra le organizzazioni sindacali più rappresentative tra i dipendenti della Fondazione», spiega Luigi Iasci, «dall’estate scorsa la direzione ci nega un confronto, ignorando ogni nostra richiesta d’incontro e ogni nostra segnalazione. Il futuro della Paolo VI ci preoccupa: il calo dell’utenza e la chiusura di diversi centri mettono i lavoratori in pericolo, e parliamo di circa 450 persone tra operatori sociosanitari e amministrativi nelle diverse strutture nelle province di Pescara e dell’Aquila. Gli operatori, che sono il cuore dell’ente, hanno scelto di unirsi all’Usb, anche se è un sindacato non firmatario del contratto», continua Iasci.
«La speranza», conclude, «è che l’arcivescovo non abbia dimenticato le parole di papa Francesco, il quale ha recentemente ricordato l’importanza della dignità e del rispetto del lavoro e dei lavoratori».