Sindaco sconvolto: «Questa tragedia è inspiegabile»

BRITTOLI. Incredulo di fronte alla tragedia che ha sconvolto il paese dove è nato e che, da sindaco, guida dal 2017. È stato un risveglio quanto mai brusco quello di Gino Di Bernardo, ieri mattina...
BRITTOLI. Incredulo di fronte alla tragedia che ha sconvolto il paese dove è nato e che, da sindaco, guida dal 2017. È stato un risveglio quanto mai brusco quello di Gino Di Bernardo, ieri mattina costretto a fare i conti con la morte violenta di un suo concittadino: di eventi simili a Brittoli, poco più di 250 anime, a memoria d’uomo non se ne ricordano. L’ultimo fatto di sangue di cui si racconta da queste parti risale addirittura ai primi del ’900.
«Mi sono svegliato con questa tragedia, che per un paese come il nostro è ancora peggio», dice Di Bernardo quando arriva in contrada San Giuseppe a metà mattina da Pescara, in quanto, come tanti altri brittolesi, risiede fuori paese o nei centri limitrofi più grandi. «Questo è un posto tranquillissimo, dove non succede mai nulla», continua il sindaco, «e non ci aspettavamo proprio che avremmo potuto assistere a qualcosa del genere. Siamo disarmati di fronte a fatti che non hanno una spiegazione razionale».
La morte di Cesidio Cocco, avvenuta in seguito a una colluttazione con il figlio Massimo , ha scosso profondamente il piccolo borgo al confine tra le province di Pescara e dell’Aquila, dove tutti si conoscono. «Qui siamo tutte persone che sono cresciute insieme, gente che si vede tutti i giorni», sottolinea il primo cittadino, che non trova le parole per dare una spiegazione a quanto accaduto ieri mattina: «Col tempo forse capiremo cosa è successo. Al di là del fatto criminoso, c’è qualcosa che è mancato», continua Di Bernardo, «quella accaduta è una cosa inspiegabile, della quale non si può capire il motivo».
Il sindaco, nato a Brittoli 66 anni fa, è poco più giovane della vittima e coetaneo di Cleonice Di Sano, la moglie del 74enne che è stata ricoverata all’ospedale di Pescara. Proprio per questo conosceva bene la famiglia, che descrive d’acchitto come «gente che ha dedicato la vita al lavoro: sono sempre stati tutti dei grandissimi lavoratori», ribadisce, «di loro non ricordo mai una sbavatura o qualcosa sopra le righe».
Quello che poi colpiva in paese, e che viene citato da tutti quando si parla della famiglia Cocco, è il modo in cui si prendevano cura del figlio più giovane, l’unico che era rimasto nella casa paterna di contrada San Giuseppe con i genitori: «Accudivano con grande capacità e amore il ragazzo diversamente abile, e per questo in paese godevano dell’ammirazione di tutti».(a.r.)
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