Sms e case aperte per accogliere i feriti

15 Novembre 2015

La risposta solidale dei parigini alle vittime degli attentati. Negli ospedali corsa per donare il sangue

PARIGI. Parigi si stringe intorno alle sue vittime e alle persone in difficoltà, in una rete di solidarietà che cancella per un giorno la sua reputazione di città fredda e distaccata. Fin dai primi momenti di crisi, i parigini hanno aperto le loro porte, fornito informazioni, aiutato nelle ricerche e nei soccorsi. Fin dai primi momenti dell’attacco, la città si è mobilitata per soccorrere chi si trovava per strada e lontano da casa. Catene di messaggi sui social network, sms, passaparola in ogni forma per tentare di mettere tutti al sicuro, quando ancora non era chiaro cosa stesse succedendo.

«Abbiamo appena accolto tre persone. Così siamo il doppio di persone salve, ed è due volte meglio», scrive fiero su Twitter un ragazzo che abita non lontano dal Bataclan, che poi racconta che per tranquillizzare tutti «ho fatto quello che so fare meglio: della tisana». Sulla rue de Charonne, gli abitanti delle case intorno al ristorante colpito dalla sparatoria hanno lanciato lenzuola per coprire i corpi, e aperto i portoni per accogliere i feriti. Il gestore della pizzeria “Casa Nostra”, su cui gli attentatori hanno sparato, racconta di due clienti abituali ferite, «una è stata colpita al polso, è venuta al bancone a chiedere aiuto, l’abbiamo fatta nascondere in cantina». Ieri mattina, dopo averla affidata ai soccorsi, l’ha contattata per avere notizie: «è stata operata e sta bene».

L’ondata di solidarietà ha coinvolto anche i centri di donazione del sangue, dove già all’alba di ieri c’erano lunghe code all’accettazione. L’appello a donare è stato uno dei primi diffusi dalle autorità, visto l’elevatissimo numero di feriti. Ma la risposta è andata al di là delle aspettative: i centri di raccolta in città e in banlieue sono stati soverchiati dall’afflusso di donatori, tanto che a metà giornata alcuni hanno iniziato a chiedere di aspettare, di non accorrere più perché gli spazi erano ormai saturi.

Intanto, l’attenzione si sposta progressivamente sulla ricerca dei dispersi, con due pagine Twitter create apposta per aiutare chi cerca parenti e amici, e decine di migliaia di messaggi sui social network, rilanciati anche da sconosciuti mossi solo dal desiderio di dare il proprio contributo. C’è anche chi ha sfidato il divieto di manifestazioni pubbliche all’aperto, ritrovandosi sotto la statua nel mezzo di place de la Republique come dieci mesi fa, dopo l’attacco a Charlie Hebdo.