«Sognavo una vita con Raffaella ma non sono io l’assassino»

16 Luglio 2015

PESCARA. «Sono innocente, non ho mai avuto problemi con la giustizia, se non qualche contravvenzione per violazioni al Codice della strada. Sono un uomo mite, ho ottimi rapporti con tutti, in...

PESCARA. «Sono innocente, non ho mai avuto problemi con la giustizia, se non qualche contravvenzione per violazioni al Codice della strada. Sono un uomo mite, ho ottimi rapporti con tutti, in famiglia e con i colleghi di lavoro. Non è che a 50 anni sono impazzito all'improvviso diventando un assassino, un criminale freddo e calcolatore». Si è difeso così, in aula, Vincenzo Gagliardi, il dipendente delle Poste accusato di aver ucciso Carlo Pavone, l'ingegnere informatico di Montesilvano raggiunto da un colpo di fucile alla testa, sotto casa, in viale de Gasperi.

Di fronte al giudice Mariacarla Sacco si è professato innocente e, pur ammettendo di aver avuto una relazione con la moglie dell'ingegnere informatico, Raffaella D'Este, ha escluso di aver premuto il grilletto. «Con Raffaella avevamo progettato di costruire una vita insieme, dopo la separazione, ma non sarei mai riuscito a vivere con lei e con i suoi figli se avessi ucciso il marito, nonché padre dei bambini. Non sarei riuscito a guardarli in faccia sapendo di averlo ammazzato», ha detto l'imputato dopo la lunga requisitoria del pm, Anna Rita Mantini, che ha chiesto per lui la condanna a trent’anni di reclusione.

Per il legale di Gagliardi, Renzo Colantonio, l'imputato va assolto per non aver commesso il fatto e «non va trascurato, come accaduto fino ad oggi, un elemento che sarebbe la prova dell'innocenza» dell’impiegato delle Poste, vale a dire il ritrovamento sul luogo del delitto, a 50 centimetri dal corpo di Pavone, di un coltello con la lama sguainata e con tracce biologiche sull'impugnatura. «Quelle tracce biologiche», ha sottolineato Colantonio nell’arringa difensiva, «non sono riconducibili né a Pavone né a Gagliardi» e in questo modo si concretizza «la prova che sul posto c’era un'altra persona che ha a che fare con l'omicidio, e non si tratta di Gagliardi. Non può essere una coincidenza, negli omicidi non ci sono coincidenze» - ha sottolineato. Quanto al sangue presente sul coltello, era di Pavone che «ha perso molto sangue». Oggi pomeriggio Gagliardi sarà in tribunale, per ascoltare la sentenza.

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