Soldi dallo Stato per il palazzo a rischio

1 Luglio 2018

In arrivo la metà dei 6 milioni previsti per demolirlo e ricostruirlo: il perito ha riconosciuto i danni causati dal sisma 2009

PESCARA. Dopo nove anni di perizie tecniche, montagne di pratiche e ricorsi, sta per finire un incubo per i proprietari dei 33 appartamenti e dei 6 locali commerciali all’interno dell’edificio di dieci piani di viale D’Annunzio 259 e 261, dichiarato pericolante e sgomberato nel 2013.
I condomini riceveranno un contributo dallo Stato, pari a circa il 50 per cento, per la spesa che dovranno sostenere per la demolizione e ricostruzione dell’edificio. La cifra non è stata ancora calcolata con precisione, ma dovrebbe aggirarsi sui 2,8 - 3 milioni di euro.
La buona notizia è stata confermata dal progettista e direttore dei lavori Fausto Lopez. La svolta è arrivata dalla perizia effettuata dal Ctu, nominato dal tribunale, con cui è stato riconosciuto il nesso causale tra il sisma del 2009 e l’aggravamento delle condizioni di stabilità dell’immobile. È stata così completamente ribaltata la decisione del 29 giugno 2016 con cui l’Ufficio territoriale per la ricostruzione Comuni fuori Cratere comunicava il diniego alla richiesta dei contributi post sisma, perché «non è possibile da parte di questo ufficio», si leggeva nel documento, «procedere all’istruttoria della richiesta di contributo, in quanto non appaiono sussistere i requisiti oggettivi previsti nelle ordinanze e normative attualmente in vigore per la riparazione degli immobili danneggiati dal sisma del 6 aprile del 2009». Questo parere, in realtà, si rifaceva al fatto che l’allora direttore dell’Area tecnica del Comune di Pescara si era espresso negativamente nei confronti della richiesta dei proprietari di avviare l’iter per il riconoscimento del nesso di causalità tra il sisma e i danni registrati dall’immobile.
Ma i condomini di viale D’Annunzio non si sono dati per vinti e hanno presentato una domanda di Accertamento tecnico preventivo con cui è stato riconosciuto il nesso di causalità. Ma ora l’iter non si è ancora concluso. Il Ctu ha inviato tutta la documentazione all’Ufficio tecnico per la ricostruzione di Bussi per la valutazione della richiesta di contributo. Dopodiché, l’amministrazione comunale di Pescara dovrà emanare un decreto per la richiesta di accesso ai fondi, da parte dei condomini.
Ma i tempi non dovrebbero essere molto lunghi. «Mi auguro che prima della fine di quest’anno si possano avviare i lavori di demolizione», ha affermato Fausto Lopez. L’intervento è stato già affidato ad una ditta specializzata dell’Aquila. La spesa prevista per demolire l’edificio pericolante e ricostruirne uno nuovo, sempre di 10 piani, si aggira sui 6 milioni di euro, di cui circa la metà dovrebbe essere coperta con i contributi del post terremoto.
Così, si chiude una vicenda drammatica cominciata addirittura nel 1988, quando alcuni condomini riscontrarono i primi problemi all’edificio. La situazione si aggravò dopo l’evento sismico del 2009. Nel settembre 2011, su incarico del condominio, si fecero ulteriori monitoraggi e i tecnici conclusero la relazione avvertendo che «le cause che potrebbero portare al crollo dell’edificio e il momento sono, allo stato attuale, imponderabili».
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