Soldi per le mareggiate La Regione si indebita

Marsilio stanzia altri due milioni senza copertura: la situazione è troppo grave Costa: «Anche l’Abruzzo dentro i cambiamenti climatici». Ecco le aree a rischio
PESCARA . Due milioni di euro in più, da trovare nelle pieghe del bilancio regionale, perché si possa provvedere subito alle opere di messa in sicurezza dei tratti di litorale danneggiati dalle mareggiate degli ultimi giorni. Lo ha deciso il presidente della Regione, Marco Marsilio, dopo l’ultimo sopralluogo di ieri mattina da parte dei tecnici del servizio Opere marittime. I due milioni vanno aggiungersi al milione mezzo già previsto all’interno di una variazione di bilancio che martedì andrà in Consiglio.
EMERGENZA. «Ho autorizzato gli interventi anche senza copertura finanziaria», ha aggiunto Marsilio, riferendosi ai due milioni aggiuntivi che serviranno per tamponare la situazione lungo la costa abruzzese, «sottoponendo l’amministrazione al rischio di affrontare debiti fuori bilancio, ma la situazione è talmente grave da non consentire alternative e siamo anche certi che senza questi interventi nei punti più critici della costa abruzzese si produrrebbero danni peggiori alla prossima occasione. La Regione Abruzzo, però, più di questo non può fare, siamo allo stremo delle forze e delle risorse economiche disponibili. Senza un massiccio intervento finanziario dello Stato che renda possibile un piano completo per la difesa della costa, l’erosione è destinata a distruggere tutta la nostra spiaggia. Ho parlato ieri con il Ministro Costa e con il Capo della Protezione Civile, Angelo Borrelli, per chiedere l’intervento del Governo e rinnovo l’appello al Parlamento perché approvi l’emendamento che ho trasmesso ai parlamentari abruzzesi perché si provveda con un primo stanziamento per fare almeno le opere più urgenti».
L’ALLARME DI COSTA. Il ministro Costa, ieri ha riunito per la prima volta il comitato il “Capitale naturale”, dopo l’emergenza acqua alta che si è verificata a Venezia, segno di cambiamenti climatici che avanzano a ritmo inarrestabile. Non solo Venezia, «mi dicono Matera, Gallipoli, la costa dell'Abruzzo», ha detto il ministro. «Mi ha chiamato il presidente Marsilio. Ormai siamo dentro i cambiamenti climatici, ci stiamo tropicalizzando» con «fortunali sempre più aggressivi». Cambiamenti climatici che sembravano uno scenario lontano a venire, ma con il quale, invece, i territori con frequenza sempre maggiore si trovano a fare i conti.
TRE LOCALITÀ A RISCHIO. In Abruzzo, come evidenzia l’Enea, che già lo scorso aveva lanciato l’allarme, a Roma, nel corso della presentazione di uno studio sugli scenari che dovremo attenderci da qui ai prossimi cento anni, ci sono ben tre località (tra le sette individuate a livello nazionale), che potrebbero cambiare volto a causa dell’innalzamento del livello del mare: Pescara, Martinsicuro e Fossacesia, e relative foci dei fiumi Pescara, Tronto e Sangro.
UN MURO DI UN METRO. In Italia, a causa dell’innalzamento del livello dei mari, si stima una perdita di circa 5.500 chilometri quadrati di superficie, in assenza di interventi di mitigazione e adattamento. Entro la fine del secolo l’innalzamento del mare lungo le coste e è stimato tra 0,94 e 1,035 metri (modello cautelativo) e tra 1,31 e 1,45 metri (su base meno prudenziale). «A questi valori», avverte l’Enea, «bisogna aggiungere il cosiddetto storm surge, la coesistenza di bassa pressione, onde e vento, che in particolari condizioni determina un aumento del livello del mare rispetto al litorale di circa 1 metro».
27 CHILOMETRI. In Abruzzo la situazione di rischio ipotizzata dall’Enea si estende per una lunghezza di circa 27 chilometri, dalla foce del Tronto (7 chilometri, che riguardano anche una parte del territorio marchigiano), a quella del Sangro (6 chilometri), passando per i 14 chilometri a ridosso della foce del Pescara. «Negli ultimi 200 anni», spiega il geo morfologo dell’Enea Fabrizio Antonioli nello studio, «il livello medio degli oceani è aumentato a ritmi più rapidi rispetto agli ultimi 3mila anni, con un’accelerazione allarmante pari a 3,4 millimetri l’anno».
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