«Sono arrivata a pesare 31 chili»

La testimonianza di Adele: avevo perso tutto, adesso sono una persona nuova
PESCARA. «Stavo tornando a casa dopo una seduta dalla mia psicologa e non riuscivo a camminare bene. Il mio corpo ha ceduto». C’è consapevolezza e dolore nelle parole di Adele, diciottenne per cinque mesi ricoverata in un centro abruzzese di riabilitazione per disturbi dell’alimentazione. È stata un’esperienza che mi ha portato solo vantaggi, a livello fisico e a livello mentale», dice senza esitazione. Adele ha sofferto di bulimia, ortoressia (l’ossessione del mangiare sano), «anoressia sia nervosa che restrittiva», confessa senza paura. «A un certo punto mi sono accorta di avere bisogno di un aiuto residenziale e non solo ambulatoriale, perché il mio corpo non ce la faceva più».
Di ritorno da una seduta dalla psicologa, le gambe cedono. «Sono arrivata a pesare 31 chili e 600 grammi. Quel giorno mia mamma mi ha dovuto prendere in braccio. Mi sono messa a letto. Non riuscivo a fare altro se non stare a letto. Sono andata a dormire con la speranza che il giorno dopo mi sarei sentita meglio», racconta Adele che sogna di diventare carabiniere. Non è andata così.
Prima il ricovero all'ospedale di Termoli, poi la quarantena per Covid e un isolamento fisico obbligato per la positività che accentua quello che già si era creata da sola. «Ho perso tutti i miei amici, il mio ragazzo. Ho chiuso i contatti con chiunque, perché non riuscivo a dare più nulla a nessuno». Il 27 maggio Adele si fa ricoverare in una struttura del Chietino. «Quando sono entrata, non parlavo con nessuno. Continuavo a stare chiusa in me stessa. Poi la mia compagna di stanza mi ha spronato e da quel momento ho iniziato ad aprirmi con le persone, e non vederle come qualcuno a cui avrei potuto fare del male, ma come qualcuno con cui mi sarei potuta confrontare».
Cinque mesi dopo, Adele pesa 48 chili e viene dimessa. «La mia vita quando ero fuori dal centro era sempre la solita cosa: mi alzavo, pensavo ad allenarmi, mangiavo poco, provavo a studiare, ma non riuscivo a concentrarmi, la memoria era andata via. Adesso mi sento una persona nuova, riesco a concentrarmi, a ricordare le cose. Questo percorso mi ha aiutato a crescere, a capire che non bisogna avere l’ansia del cibo o la preoccupazione per un alimento. Ora vedo il cibo come aggregazione. Stare a tavola con la famiglia è un momento che ritengo importante». (m.pa.)

