Sospeso dai Nas il “dottor metadone”

6 Novembre 2016

Medico di base interdetto temporaneamente dalla professione. L’accusa: prescriveva la sostanza senza piano terapeutico

MONTESILVANO. Stop allo svolgimento della professione medica. Non potrà lavorare, almeno temporaneamente, un chirurgo di medicina generale, medico di famiglia, accusato di aver prescritto, a pagamento, grosse quantità di metadone ad alcuni tossicodipendenti che non avrebbero potuto beneficiarne, non essendo sottoposti a un piano terapeutico del Serd (servizio per le tossicodipendenze).

La misura cautelare nei confronti del professionista, firmata dal giudice dell’indagine preliminare, Gianluca Sarandrea, su richiesta del pubblico ministero Barbara Del Bono, è scattata a conclusione delle indagini affidate ai carabinieri del Nas di Pescara. I militari hanno analizzato le ricette rosse relative alle prescrizioni di metadone emesse dai medici curanti e incrociato i dati con quelli dei tossicodipendenti seguiti dal Serd. Partendo dal presupposto che i medici di famiglia possono rilasciare questo tipo di documenti del servizio sanitario nazionale solo se, a monte, esiste un piano terapeutico del Serd con indicazioni precise, gli uomini del Nas hanno accertato che non tutte le prescrizioni degli ultimi mesi erano supportate dai programmi terapeutici e che i giovani beneficiari delle ricette assumevano, o si rifornivano di metadone, pur non essendo in cura. Questa la ricostruzione dei Nas, coordinati dal maggiore Domenico Candelli, che hanno deciso di andare a fondo e sono risaliti al medico che lavora a Montesilvano, convenzionato con la Asl di Pescara.

A carico del professionista, del quale non si conoscono le generalità, sono state formulate tre contestazioni. È accusato, innanzitutto, di aver violato le norme del Testo unico sulla droga, avendo prescritto 880 flaconi di sostanze stupefacenti, nello specifico metadone, con 523 prescrizioni diverse a beneficio di alcuni tossicodipendenti.

Non lo faceva gratuitamente, anzi, e dovrà rispondere anche di abuso d'ufficio: ai suoi pazienti chiedeva 10 euro per la compilazione di ogni ricetta per cui ha intascato qualcosa di più di cinquemila euro, nel tempo, procurandosi un ingiusto vantaggio economico.

A suo carico anche l'accusa di truffa aggravata continuata, perché avrebbe indotto in errore la Asl facendo presupporre che, alla base delle prescrizioni, ci fosse un piano o una finalità terapeutica.

Avendo assicurato gratuitamente l'erogazione di metadone da parte del servizio sanitario nazionale, il medico avrebbe causato un danno ingiustificato pari a 2mila 500 euro, sostiene sempre l'accusa. A chiudere il quadro, già pesante, ci sono alcuni favori che il medico avrebbe chiesto ai pazienti in cambio delle ricette: talvolta, a quanto pare, avrebbe beneficiato di interventi di manutenzione gratuita.

©RIPRODUZIONE RISERVATA