Sospetta meningite, nessun allarme
Il primario di Infettivi: non ci sono rischi di contagio, profilassi per precauzione
PENNE. «Non c’è da allarmarsi». Così il primario del reparto Infettivi dell’ospedale di Pescara, Giustino Parruti, interviene dopo il caso del 73enne di Penne morto per una sospetta meningite, come rivelato dal direttore dell’ospedale San Massimo Rossano Di Luzio dove l’anziano è stato ricoverato per 12 ore dopo due giorni di febbre alta a casa. Come aveva detto Di Luzio, non sarà fatta nessuna ulteriore indagine perché il paziente è deceduto, mentre per precauzione è scattata la profilassi nei confronti dei familiari e del personale sanitario che ha avuto contatti con il pensionato.
Ma ci sono rischi effettivi di contagio? Spiega Parruti: «Nel momento in cui non è possibile escludere che si sia trattato di una delle forme peggiori di meningoencefalite da meningococco o da emofilo, tutti i suoi contatti vengono trattati, dal punto di vista della prevenzione, come se si trattasse dell’ipotesi peggiore. Ma non bisogna fare niente di più della profilassi, una dose singola o poche dosi di antibiotico che include i patogeni peggiori. Si fa il massimo anche se e probabilmente non è necessario. Purtroppo in questo caso il decorso è stato fulminante», va avanti l’infettivologo, «e non si è potuto accertare l’origine che, come accade nel 90 per cento dei casi, è facile che avrebbe evidenziato che non si trattava di meningococco o emofilo. Certo, si può fare l’autopsia, ma i sanitari curanti evidentemente hanno ritenuto che non ci fossero dubbi sostanziali circa la morte. L’autopsia», va avanti il medico, «si chiede quando c’è un dubbio reale sulla causa del decesso. In questo caso,a prescindere dal tipo di patogeno, era chiaro che la causa di morte fosse una meningoencefalite». E come si contrae? «È una patologia endemica in cui c’è un gioco costante tra l’emergenza di ceppi più aggressivi e l’abbassamento delle difese nei non vaccinati. I ceppi di meningococco nella popolazione ci sono sempre. Se facciamo un tampone in gola a mille persone, cento hanno un ceppo di meningococco, ma nessuno si ammala grazie all’equilibrio tra la virulenza dei ceppi che circolano e le difese dell’ospite. Quando però in una persona le difese si abbassano, per altre cause, se trova il ceppo più violento ne viene soverchiato. Un individuo forte lo supera con febbre alta e mal di testa. Ma non c’è da allarmarsi», conclude Parruti, «grazie alle vaccinazioni a cui sono chiamati gli ultra65enni, i casi sono rimasti bassi, tra 950 e 1100 meningoencefaliti in tutta Italia da 12 anni». (s.d.l.)

