Sospiri: chi ha minacciato ora chieda scusa

17 Febbraio 2020

Ecco la richiesta del presidente ai 2 leghisti che hanno augurato “sardelle” e “mazziate” a Pettinari

PESCARA. Quello di domani sarà il consiglio regionale dell’addio di Giovanni Legnini, nominato commissario alla ricostruzione; del passaggio di Pietro Quaresimale dalla Lega al parcheggio del gruppo misto, in attesa di spiccare il volo con i “gabbiani” di Fratelli d’Italia; dell’enigma Gatti sì-Gatti no alla Corte dei Conti, su cui la Lega misurerà la propria coerenza o incoerenza. Ma sarà anche il consiglio delle scuse, sempre che i responsabili abbiano il coraggio di farle, al consigliere regionale Domenico Pettinari, minacciato in aula, allo scorso consiglio regionale, con una frase intercettata fuori onda e proveniente proprio dai banchi della Lega: «gli darei due sardelle», dice uno. «Per me due mazziate vanno bene», rincara l’altro. Siamo venuti in possesso della lettera che Lorenzo Sospiri ha scritto ai consiglieri di maggioranza. Il presidente del Consiglio, «pur ritenendo il clima che si respira in aula assolutamente sereno», censura «l’atteggiamento degli ignoti che si sono resi responsabili di tali minacce poiché gettano discredito su tutto il Consesso e l’istituzione intera». A dire la verità Sospiri si è fatto una sua precisa idea sulle frasi rivolte a Pettinari, infatti scrive nelle sua lettera che «possono essere riconducibili più similmente ad una goliardica e colorita chiacchierata da bar che ad un atto minaccioso e intimidatorio». Nonostante ciò, il presidente del Consiglio fa una richiesta ai due, per ora ignoti leghisti: «Voglio auspicare che i responsabili di tale atto vogliano, anche privatamente, porgere le loro scuse al collega vice presidente Pettinari, al fine di ricomporre bonariamente quanto rappresentato dalla parte, che io e tutti giudichiamo lesa». Domani quindi Pettinari si aspetta le scuse dai due del Carroccio, magari non private visto che le minacce, intercettare da un microfono rimasto aperto, non lo sono state. Non c’è luogo più pubblico del Consiglio regionale. (l.c.)