Spacciato per un circolo ma era una discoteca

Città Sant’Angelo. Le fiamme gialle scoprono un’evasione fiscale di 150mila euro Gli investigatori: «Le associazioni spesso sono utilizzate per eludere le imposte»
CITTÀ SANT’ANGELO. Prima la sospensione della licenza per la somministrazione di alimenti e bevande per tre mesi. Ora l’accertamento fiscale, che ha permesso di scoprire delle somme sottratte al Fisco, sia ai fini dell’Iva che delle imposte dirette.
Proseguono le attività della Guardia di finanza di Pescara nei confronti di “Cantieri disco”, il locale di Città Sant’Angelo che ha subito un controllo delle Fiamme Gialle nelle scorse settimane. Esaminando il materiale acquisito è stato scoperto che di fatto non si trattava di un circolo privato, come risultava, ma di una vera e propria impresa commerciale, i cui redditi andavano assoggettati alle regole di tassazioni comuni. Ma così non è stato.
Usufruendo di un regime fiscale di favore, quello previsto per i circoli, in quegli spazi sarebbe stata realizzata una «normale discoteca con annesso bar», e i gestori - fanno sapere gli investigatori - avrebbero sottratto al Fisco oltre 150mila euro (ma su questo punto l’amministrazione del locale fa sapere che tale importo corrisponde alla base imponibile e non alla somma evasa). L’attività degli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria, agli ordini del colonnello Luca Lauro, è partita dal controllo della documentazione per ricostruire il reddito dell’attività sottratto a tassazione tenendo conto delle percentuali di ricarico applicate sulle merci acquistate e destinate alla somministrazione. È emersa così l’evasione, che sarà comunicata all’Agenzia delle Entrate per arrivare alla riscossione del dovuto. Per i finanzieri «la qualifica di circolo privato aveva solo lo scopo di sottrarre a tassazione ingenti profitti» visto che non sono state rilevate attività dei soci tipiche di un circolo. Accade «molto spesso», aggiungono, che «le associazioni non lucrative vengano usate come schermo giuridico per eludere le imposte facendo sottoscrivere tessere che impropriamente attribuiscono la qualità di socio».
Nel corso del controllo, a novembre, i finanzieri hanno trovato 13 grammi di cocaina e marijuana suddivisi in dosi. Dopo quell’episodio il questore Francesco Misiti ha disposto lo stop della somministrazione di alimenti e bevande (e non è la prima volta) per 90 giorni, perché la presenza di droga può rappresentare «una fonte di pericolo concreto, persistente e attuale per la collettività». (f.bu.)
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