Spaccio, degrado e paura in piazza Santa Caterina

Due sere fa l’intervento dei carabinieri. I cittadini: «Serve una pattuglia fissa» A creare disagio, un gruppo di extracomunitari: «Il parco ormai è roba loro»
PESCARA. «L’Italia è così. Non si pensa a risolvere un problema fino a quando non succede qualcosa di grave». C’è un misto di rassegnazione e malcontento tra chi vive e lavora tra piazza Santa Caterina e via de Amicis, vicino al parco, a pochi passi dalla zona più gettonata della città per la movida. La presenza di un discreto numero di nigeriani che passano ore, pomeriggi e serate in quel punto, giorno dopo giorno, squalifica la zona. Lì si ritrovano, bivaccano, bevono in continuazione e spacciano anche. E pure il parco sembra riservato a loro. Due sere fa l’intervento dei carabinieri ha permesso di denunciare un 27enne nigeriano trovato con 21 grammi e di droga. Ma il malcontento è diffuso.
«Qui davanti si spaccia all’aria aperta e il pomeriggio diventa un vespasiano, con il cattivo odore che ne deriva. E ci sono movimenti stranissimi», dice Fausto Fonticoli da Maison Decor, il cui edificio elegante e raffinato cozza vistosamente con il degrado del marciapiedi di fronte, dove «vediamo gente che arriva con le bottiglie» e proprio per questo ha deciso di affiggere due cartelli, uno con la scritta “Wc” e l’altro “Angolo bar”. «Dieci anni fa abbiamo voluto creare qui un posto dove i clienti si sentissero protetti e invece alcuni di loro hanno paura a venire per cui ritengo che serva in controllo fisso, in questa zona. D’altronde è pieno centro. E il parco, non doveva essere per i bambini?», si chiede.
«Qui non ci vuole venire a vivere nessuno. Anzi, in poco tempo sono andate via diverse famiglie», dice Lucio, uno dei residenti. «È sufficiente affacciarsi dalle 16 in poi, per rendersi conto di cosa accade e per vedere con i propri occhi la mancanza di decoro e sicurezza. Bevono birra e superalcolici, si ubriacano, urlano e poi urinano davanti a un albero: quell’aiuola è diventata una latrina e qualcuno ha pensato bene di scrivercelo sopra. Ma i bagni chimici che stanno in zona non li usano. Passare qui con i bambini non è consigliabile e la sera è meglio non uscire. Sembra quasi che questa non sia Pescara, per come viene considerata da chi dovrebbe averne cura».
La soluzione? È opinione comune, in questa zona, che «il parco andrebbe controllato in maniera costante perché, quando c’era, la pattuglia della polizia municipale (ora non c’è più) è servita moltissimo», dice uno degli artigiani della zona che assiste impotente alle scene quotidiane. Preferisce mantenere l’anonimato, come altri, stando a un tiro di schioppo da una zona considerata calda. «Qui c’è da avere paura», dice. «È importante la presenza delle forze dell’ordine», per contrastare certi fenomeni, «e non serve a molto che passino qui alle 8 del mattino o che arrivino con i lampeggianti accesi, facendoli fuggire tutti». «Questa è una zona riparata, sanno che qui sono al sicuro», dice Alessandro. «Ora hanno messo i nuovi pali della luce, ma loro si mettono nei punti più bui. Si va a periodi: per un po’ scompaiono, poi tornano e siamo costretti a conviverci, ma i residenti non ne possono più dei bivacchi. Visto che ci sono loro, al parco non va più nessuno. Ma non serve chiuderlo, come in passato, dopo una rissa: c’è bisogno di una presenza fissa, come deterrente. Quando c’era un vigile fisso, qui, era più tranquillo». Lo dice anche Enrico Pacifici dalla tabaccheria tra corso Vittorio Emanuele e via Mazzini. «Da qui sono andati in piazza Santa Caterina. Certo, se passassero più pattuglie sarebbe meglio, per tenerli lontani. Quando c’era un vigile, andava bene».

