Spari a Yelfry, scontro tra periti sull’incapacità dell’aggressore

9 Giugno 2023

La consulente risponde alle domande del giudice e parla della lettera scritta da Pecorale al pm La difesa del cuoco: «La diagnosi non è motivata». Conto alla rovescia per la sentenza: il 22 giugno

PESCARA. Risponde alle domande del pm Fabiana Rapino e soprattutto a quelle del legale della famiglia della vittima, il perito Federica Vellante, e conferma senza ombra di dubbio la sua diagnosi nei confronti di Federico Pecorale: l’uomo di 30 anni, originario di Montesilvano ma residente in Svizzera, che il 10 aprile del 2022 sparò diversi colpi di pistola contro Yelfry Rosado Guzman, il cuoco di “Casa Rustì” in piazza Salotto. L’udienza di ieri sul tentato omicidio in centro era dedicata alla discussione sulla perizia che definisce Pecorale come un soggetto affetto da una patologia mentale strutturata complessa: un disturbo delirante cronico di tipo persecutorio. E la psichiatra nominata dal giudice afferma anche che, al momento di sparare a Yelfry – oggi costretto sulla sedia a rotelle per quella brutale aggressione e ieri presente in aula mentre Pecorale ha preferito non presenziare –, l’aggressore aveva le sue capacità di intendere e di volere parzialmente scemate e che la sua condizione oggi è tale da non consentirgli «una fattuale e concreta partecipazione al procedimento». Circostanza che il giudice Francesco Marino ha voluto approfondire con la Vellante, proprio in vista della decisione che andrà ad assumere. Una diagnosi che trova comunque in disaccordo i periti della famiglia della vittima (Michele D’Andreagiovanni e Carmen Fedele) che, nelle loro conclusioni, sostengono invece trattarsi di un disturbo antisociale, seccamente smentito dal perito del giudice. Al pm, la psichiatra Vellante ha spiegato che Pecorale non ha la capacità di rendersi conto della necessità di difendersi e che risponde in maniera delirante a stimoli che lo spaventano. Una patologia che al momento è irreversibile in quanto «ad oggi non esiste un progetto terapeutico che preveda le cure dal problema che Pecorale presenta».
Al centro della discussione, in particolare, la lettera (anticipata dal Centro) che Pecorale, il 14 giugno del 2022, scrive al pm dal carcere e in cui fornisce anche una sorta di strategia difensiva: riferendo di essersi recato di nuovo in quel locale dove il giorno prima sarebbe stato deriso dal cuoco e di averlo colpito perché lui avrebbe preso un grosso coltello da cucina. La Vellante ha spiegato che Pecorale sa a chi scrive, ma non ha la cognizione del senso di quello che dice: è un dissociato, prova a confrontarsi con la realtà poi però non regge e quindi non è capace di tenere testa alle responsabilità dei fatti e delle cose che fa e che dice. Il perito è andato poi allo scontro con l’avvocato Piero Bisceglie che assiste la famiglia Guzman, soprattutto in relazione a quella lettera. «La differenza tra disturbo paranoideo di cui parla il perito», afferma l’avvocato Bisceglie, «e quello antisociale definito dai nostri esperti è sostanziale per quanto riguarda la responsabilità dell’imputato e la sua capacità di intendere e di volere. Per quanto ci riguarda il perito nel contraddittorio non è stata in grado di motivare la sua diagnosi». Adesso tutto è rimandato al 22 giugno prossimo quando, davanti al gup Marino, le parti discuteranno del rito abbreviato chiesto dalla difesa di Pecorale (assistito dall’avvocatessa Valentina Aragona) e si arriverà alla contestuale sentenza.
Pecorale, quella mattina ebbe una discussione con Yelfry, pare sulla salatura degli arrosticini (anche se, per sua stessa ammissione, sarebbe tornato nel locale per «punire» il «servente»): prima gli sferrò un pugno in faccia, poi impugnò la pistola ed esplose due colpi che raggiunsero Yelfry al petto, per poi portarsi dietro il bancone e sparargli altre due volte mentre la vittima era a terra (tutto ripreso dalla telecamera interna al locale). Tornato nel suo albergo chiamò un taxi con il quale concordò il viaggio per tornare in Svizzera. Ma la polizia, in un’area di servizio presso Pesaro, lo arrestò.