Sparò a Yelfry in piazza Salotto: pena confermata per Pecorale

Il 30enne dovrà scontare 12 anni di reclusione e altri cinque di ricovero in una struttura specialistica Il giovane cuoco finito sulla sedia a rotelle: sono contento, la giustizia fa il suo corso, tempo al tempo
PESCARA. I giudici della Corte d'Appello dell’Aquila (presidente Gabriella Tascone) confermano in pieno la sentenza di primo grado per lo sparatore di “Casa Rustì”: per Federico Pecorale, il trentenne originario di Montesilvano che il 10 aprile del 2022 sparò al cuoco del locale di piazza della Rinascita, Yelfri Rosado Guzman, 23 anni, costringendolo a vivere sulla sedia a rotelle (ieri la giovane vittima era presente in aula).
In primo grado, a Pescara, con il rito abbreviato, il 22 giugno scorso il gup Francesco Marino aveva inflitto a Pecorale 12 anni di reclusione (la pubblica accusa ne aveva chiesti 10) per quel tentato omicidio con l'aggravante dei futili motivi (la salatura degli arrosticini), con l’aggiunta di 5 anni di ricovero presso una struttura specialistica (Rems) come misura di sicurezza, e alla parte offesa, costituitasi parte civile, aveva concesso il risarcimento danni da decidersi in sede civile, e una provvisionale di 200 mila euro. Tutto confermato ieri dai giudici di secondo grado che non hanno preso in considerazioni le richieste avanzate dalla difesa di Pecorale. Il suo legale, l'avvocatessa Valentina Aragona, aveva chiesto l’assoluzione e in subordine la riduzione di pena, sulla scorta della perizia cui venne sottoposto Pecorale (che ieri era in collegamento dal carcere), che aveva stabilito che, al momento del fatto, l'imputato aveva «grandemente scemata la capacità di intendere e di volere». Non solo, ma la consulenza della dottoressa Federica Vellante aveva anche chiarito che Pecorale non era in grado di seguire il processo. «Conto di leggere fra quindici giorni i motivi della sentenza di oggi», ha detto alla lettura del dispositivo l'avvocatessa Aragona, «per poi decidere l’eventuale ricorso in Cassazione. Ma certamente presenterò una istanza per sostituire la misura in carcere. Certo mi aspettavo un esito migliore».
Il legale aveva già ottenuto di spostare Pecorale in una struttura diversa dal carcere con il quale sarebbe incompatibile (sempre secondo quanto riportato in perizia), solo che, dopo un breve periodo, Pecorale è stato riportato in carcere. «Per lui», aggiunge Aragona, «è necessaria una struttura dove possa curarsi, visto che il carcere non è adeguato alle sue condizioni mentali». Piena soddisfazione da parte di Yelfry e della sua famiglia. «La legge ha fatto il suo corso», ha detto il giovane dopo la sentenza, «sono contento. La giustizia fa il suo percorso, tempo al tempo». «Siamo contentissimi», dice l'avvocato Piero Bisceglie, «era la pena massima che poteva essere data senza la premeditazione che era stata tolta in primo grado. Tutto quello che si poteva fare abbiamo fatto. Ora bisogna affrontare la questione del risarcimento». Il giorno della sparatoria Pecorale aveva avuto uno scambio di battute con il cuoco per la salatura degli arrosticini, poi, d’improvviso, dopo averlo prima colpito con un pugno, tirò fuori la pistola e fece fuoco. Quindi, superò il bancone dove Yelfry era a terra, e lo colpì ancora due volte. Quello che forse pesò contro Pecorale è la lettera che inviò dal carcere al magistrato nella quale scrisse che voleva “punire” il cuoco.
«Una volta incassato il pugno», scriveva Pecorale, «il servente impugnò un coltello (circostanza non emersa dalle riprese interne al locale ndr), dicendomi “adesso tu muori”. A quel punto, impugnai la mia arma da sparo nella tasca e, visto il suo sguardo minaccioso e un’arma bianca in mano pronta a lanciarla contro di me, gli sparai prontamente due colpi in petto ed una volta che il servente cadde a terra, andai dietro il bancone e gli sparai altri due colpi»". Poi si allontanò con calma, tornò in albergo, contatto il taxi con il quale aveva girato in quei giorni e chiese di andare in Svizzera. Ma in autostrada fu bloccato e arrestato dalla polizia.
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