Spiagge libere, sporcizia e chioschi chiusi

2 Giugno 2018

Aree prese d’assalto, ma bagni e bar sono sigillati. Sulla spiaggia vetri rotti e deiezioni di cani. Il Comune: si parte il 7 giugno

PESCARA. Via le schegge di vetro dalla sabbia. Via i rifiuti e le potature delle piante sulle spiagge libere. Alcune delle quali, 4 quelle gestite da Arci Pescara in convenzione col Comune, riaprono ufficialmente il 7 giugno.
A stagione balneare iniziata e tanta voglia di mare, gli 11 tratti di spiaggia libera sul litorale pescarese, sono già presi d'assalto dai bagnanti ma i servizi, almeno nei tratti della zona centrale, non sono ancora disponibili. I bagni sono chiusi a chiave, i chioschetti- bar hanno porte e finestre sigillate, i cestini dei rifiuti sono stracolmi e i bagnanti affondano i piedi nella sabbia e calpestano pezzi di bottiglie rotte e deiezioni di animali. Stesi al sole, o impegnati a fare sport su un ritaglio di cemento delle piazzette sul mare, sudati e con la pelle incollata dai solari, l'utenza delle spiagge “free” chiede punti ristoro low cost e, soprattutto, la pulizia del manto sabbioso.
Sono 11 i tratti senza concessione del litorale che va da Porta Nuova, confine con Francavilla, fino al confine con Montesilvano. E si trovano tra lido Ombretta e il confine con Francavilla; tra Mareblu e 186 beach; tra Les Paillotes e La Lucciola; tra Ippobeach e il lido ex Aurora (oggi Playa Segunda); tra Mila e Ippobeach; tra La Perla Rosa e Vigili del Fuoco; tra Fondazione Paolo VI e Sabbia d'oro; tra Madonnina e molo trabocchi; zona Nave di Cascella, tra il Lido e Lido Aurora; tra Nettuno e Jambo; tra Hawaii e Lampara. Quattro di queste, tra Hawaii e Lampara, tra Jambo e Nettuno, Fosso Vallelunga, e nelle vicinanze di bagni Ombretta, saranno gestiti per il secondo anno dai volontari di Arci Pescara. Tre di essi, Andrea Leonetti, Giovanni Roio e Simone Maria Supplizi, erano all'opera nella struttura tra Jambo e Nettuno, di fronte alla passeggiata Eriberto. Impegnati a rinforzare con i chiodi la passerella, le staccionate, le assi di legno pericolanti, a sistemare le docce e la fontanella con l’acqua potabile, da poco rinnovata.
Ieri mattina, la spiaggia era giocosamente invasa da una quarantina di studenti dell’istituto Ravasco di viale Bovio diretto dalla preside Maria Grazia Mancini. Gli alunni, che hanno trascorso un «momento di svago e cultura in riva al mare prima delle vacanze» accompagnati dai docenti Eleonora Cadderi, Giovanni Di Giacomo e Germano Esposito, hanno riferito di aver avvistato «pezzi di vetro» sulla spiaggetta e di aver «trovato i bagni chiusi». Oltre a cestini, buste ricolme di immondizia, sfalci e le potature che giacevano accanto alla struttura.
Un residente, Angelo Tartaro, ha lanciato una proposta a Comune e Attiva: «Una cesta piena di rastrelli per consentire ai cittadini di ripulire le spiagge libere».
Nello spiazzo della Nave di Cascella, sei studenti ventenni dell’Isia design, Alessandra Mezzabarba, Camilla Di Stefano, Marika Di Felice, Rebecca Zacco, Antonio Plasmati e Loris D’Ascenzo, giocavano a pallavolo: «Mancano un baretto a prezzi low cost e una palestra mobile all’americana». Rincara la dose Giovanni Lazzaro, 22 anni di Avezzano, studente di Economia alla D’Annunzio con il pallino dell’imprenditoria: «Sarebbe un bel business allestire un ristoro con bevande e cibo a un euro. Lo stesso potrebbero fare i venditori ambulanti che invece di vendere i braccialetti, potrebbero attrezzarsi con una cassetta piena di bibite e girare le spiagge libere in lungo e in largo. Lo farei io se avessi tempo. A Ibiza un siciliano sta facendo soldi a palate vendendo gli arancini sulle spiagge. Qui invece i bagnanti prendono il sole tra i rifiuti», conclude lo studente mentre indica con la mano cartacce e bottiglie vuote sulla sabbia. Alla Madonnina, Maria Grazia Romano, studentessa pugliese di infermieristica alla D’Annunzio, arriva da Chieti per abbronzarsi a Pescara. Nella borsa è rifornita di acqua e viveri «perché è tutto chiuso» e i tuffi nel nostro mare non li fa: «Non mi fido, con l’inquinamento di due anni fa ho preso la salmonella. Quando voglio fare il bagno vado a casa, a Foggia, oppure nel vastese».
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