Spunta l’intermediario cingalese

28 Maggio 2021

Indagata l’addetta di un Caf di Montesilvano che si occupa di stranieri

PESCARA. Proseguono le indagini della procura della Repubblica di Pescara nell'inchiesta a carico di un poliziotto pescarese, Liborio De Simone, che presta servizio nell’ufficio immigrazione della Questura, accusato di corruzione. Due giorni fa, su disposizione del pm incaricato delle indagini, Anna Benigni, gli stessi uomini della squadra mobile guidata dal dirigente Dante Cosentino hanno effettuato una doppia perquisizione: nell’ufficio del poliziotto indagato e nella sua abitazione, alla ricerca di documenti, appunti e ogni altro elemento utile ai fine dell’inchiesta. Insieme a De Simone risulta indagata anche Cinzia Sagazio, che lavora in un Caf di Montesilvano. L’inchiesta ruota attorno al ruolo che avrebbe svolto il poliziotto nel suo ufficio, finalizzato, si ipotizza in cambio di denaro o altre utilità (quantomeno in base alla contestazione di corruzione), a facilitare la presentazione delle domande da parte di immigrati. Fino a che punto lecite, bisognerà ancora accertarlo.
La procura sta comunque lavorando su due fronti: sullo stretto rapporto con la Sagazio, che per conto del Caf si occupa di quel tipo di lavoro prestando la sua opera in favore degli stranieri che si rivolgono alla sua struttura, e quindi si presume con una assidua frequentazione di quell’ufficio che al momento vede De Simone come unico componente, e l’altro fronte che riguarda il rapporto del poliziotto con un cingalese che si occupa di telefonia. Quest’ultimo, stando almeno alle poche indiscrezioni trapelate, svolgerebbe il ruolo di intermediario tra il poliziotto e gli stranieri che si rivolgerebbero al cingalese per qualsiasi messaggio da inviare al poliziotto. Certo, sono tutte ipotesi al vaglio della magistratura, dopo che la stessa questura ha svolto i primi accertamenti sui comportamenti del poliziotto. La segnalazione sarebbe infatti partita dagli stessi colleghi insospettivi evidentemente dai comportamenti all’apparenza non del tutto consoni da parte del poliziotto sul posto di lavoro. Ora è dalle carte acquisite durante le perquisizioni che potrebbero arrivare elementi utili a corroborare o meno le ipotesi accusatorie che sono ancora al vaglio del magistrato che indaga. (m.cir.)
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