Spuntano cinque testimoni chiave

18 Dicembre 2020

«Il parroco ci ha chiesto soldi dicendo che erano per una famiglia bisognosa»

PESCARA. Non solo il racconto del parroco, ritenuto coerente da parte del giudice. A inguaiare i coniugi ricattatori ci sono anche le testimonianze di cinque conoscenti del sacerdote che hanno confermato come il prete, negli ultimi anni, avesse chiesto loro «insistentemente denaro da destinare – a suo dire – a una famiglia bisognosa».
In realtà, come ammesso dalla stessa vittima, i prestiti sono serviti per pagare il prezzo del silenzio di quella coppia che gli ha reso l’esistenza un incubo.
Tirando le somme, il giudice Giovanni de Rensis evidenzia che già dalla denuncia «ben si stagliano le minacce al parroco e il danno economico arrecatogli». Dal racconto, dunque, «appare difficile scorgere intenti calunniatori nei confronti degli innocenti genitori di tre ragazzi». L’ultimo tassello inserito dal tribunale tra «i gravi indizi di colpevolezza» arriva dalle indagini dei carabinieri, che hanno accertato l’apertura da parte del religioso «di rapporti di finanziamento per far fronte alle richieste di denaro degli indagati nonché un’evidente movimentazione di soldi con frequenti dazioni a favore della coppia per importi considerevoli». La procura aveva chiesto gli arresti domiciliari per marito e moglie.
Ma, secondo il giudice, è sufficiente il divieto di avvicinamento al parroco e ai luoghi da lui frequentati perché si tratta di una misura cautelare che – «se rispettata senza la più piccola violazione, pena l’inasprimento della stessa» – è «idonea a impedire in radice i contatti tra gli indagati e la vittima».
Qualora non si ordinasse loro di restare lontani dal prete e di non comunicare con lui, ai coniugi «si presenterà – con certezza assoluta – l’occasione prossima per raggiungerlo fisicamente e contattarlo telefonicamente per minacciarlo e farsi consegnare altro denaro». (g.let.)
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