«Stadio, niente negozi o dovremo chiudere»

17 Novembre 2015

Il nuovo progetto bocciato dai commercianti, ma ai cittadini piace

PESCARA. Il progetto del nuovo stadio Adriatico-Cornacchia piace ai pescaresi. Molto meno ai commercianti di viale Pepe che temono la concorrenza di negozi, bar e ristoranti previsti nel piano di ristrutturazione dell'impianto sportivo intitolato a Giovanni Cornacchia e inaugurato nel 1955.

Roberto Del Rosso, che gestisce il New Midas bar insieme alla figlia titolare Cinzia, boccia l'idea progettuale e chiede al Comune di favorire gli ingressi, nella struttura sportiva, agli esercenti della zona: «Ci costringeranno a chiudere se dovessero aprire bar e ristoranti dentro lo stadio. Già siamo con l'acqua alla gola, ci ridurrebbero sul lastrico. Spero solo che l'amministrazione comunale abbia il buon senso di interpellarci e favorire noi commercianti di viale Pepe, prima ancora di dare la precedenza ad altri».

Marilena, dell'Harries bar tabaccheria, è sulla stessa linea di pensiero: «Lo stadio diventerebbe un centro commerciale. Ma non ce ne sono già troppi? Sarebbe un business per gli altri e noi che facciamo?».

Mauro Tucci, pensionato, è tifoso del Pescara, gli piace la nuova idea di stadio, ma tifa per la delocalizzazione: «Il progetto con la copertura e i locali all'interno è sicuramente all'avanguardia, ma la zona non e' idonea ad accogliere una struttura gigantesca come quella che vogliono realizzare». E suggerisce lo spostamento dello stadio «nell'ex galoppatoio che si estende su 13 ettari di terreno, oppure a Spoltore o San Giovanni Teatino». Polemizza anche sui 40 milioni di euro previsti per costruire l'impianto - «Il Comune ci aumenterà le rette scolastiche, la Tasi e i rifiuti per pagare il nuovo stadio?» - e sui troppi, un migliaio, parcheggi previsti dall'opera: «Tra il mercato del lunedi e le partite del fine settimana, noi qui siamo prigionieri. Figuriamoci il caos di nuovi posti auto».

Manuel e Micol esprimono qualche perplessità sul mastodontico intervento: «Non è che restringeranno le strade e sacrificheranno le aree verdi per costruire questo grande impianto?». Per il resto, un coro unanime di “mi piace”. Gianni e Fabio sono tifosi sfegatati: «Questo stadio è un sogno. Se lo fanno, andremo in coppa campioni. E' bello, innovativo, eleva la città a livelli europei. Il progetto è di una bellezza incredibile, ma sarebbe il top se realizzassero all'interno anche una discoteca».

«Un vero gioiello all'avanguardia», gli fa eco Massimo, tifoso biancazzurro concentrato su una partita in tv dentro un bar di Porta Nuova.

Molto tecnico il parere di Lino Febo, insegnante di discipline pittoriche e storia dell'arte al liceo artistico di Chieti: «Il progetto mi piace, è al passo con i tempi, ma devono spostare la pista di atletica altrove perché lo stadio, sul modello inglese, deve essere solo per il calcio». E per ottenere una migliore visuale della partita «sarebbe utile cambiare l'inclinazione degli spalti verso l'alto. Resta da sciogliere il nodo dei vincoli che la Soprintendenza pone alla struttura».

Vittorio Sigismondi, chitarrista per passione, si chiede se nel nuovo stadio «ci faranno ancora i concerti». Chi, invece, su quel campo vorrebbe trionfare è Andrea Comignani, 10 anni, giocatore baby del Pescara calcio, che sogna di correre e scalciare come Messi, il suo idolo. Per ora il suo grande fan è il nonno Alfonso, orgoglioso del «piccolo campione di casa».

Marco Giannandrea, Raffaele Puca e Stefano Di Crescenzo pensano che il progetto sia «troppo bello per essere vero. Questa nuova idea di stadio diventerebbe un polo di attrazione per le famiglie e trascinerebbe i turisti in città».

Porterebbe in zona anche molto caos? «Meglio il caos positivo che il nulla di adesso». E concludono con una raccomandazione: «Non toglieteci la curva nord».

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