Stoney Street sotto shock

5 Giugno 2017

Chiuso il mercato, fiori per le vittime nella zona della movida

LONDRA. Il giorno dopo la strage, a Borough Market si lava via il sangue. Un silenzio surreale domina la zona a sud del Tamigi, dove sugli edifici in mattoni torreggia lo Shard, il grattacielo di vetro ed acciaio disegnato da Renzo Piano. Una zona viva e piena di gente, tutti i giorni e a tutte le ore, uno dei centri della movida londinese, con nel cuore un grande mercato al chiuso dove si trova ogni tipo di cibo. Il mercato è rimasto chiuso dopo l'orrore di sabato sera. Bloccata l'intera zona, presidiata in massa dalla polizia che lascia avvicinare alle transenne, davanti a cui si assiepano troupe televisive di tutto il mondo, soltanto chi - e sono in tanti - vuole lasciare fiori in memoria delle vittime. Off limits, con gli autobus a due piani fermi lì dalla sera degli attacchi, è pure il London Bridge, il ponte da cui gli attentatori sono passati iniziando la loro missione di morte. Sbarrati tutti i negozi della zona, tranne alcuni supermercati che distribuiscono gratuitamente acqua e generi di conforto ai poliziotti in servizio. Agenti a cui la gente non ha fatto mancare espressioni di gratitudine. «Sono arrivati subito, se non fossero stati così veloci chissà quanti altri morti staremmo piangendo ora», dice Tricia, commessa di Sainsbury's portando cioccolatini alla scientifica che conduce i rilievi. Non si può passare neppure dagli accessi verso il lungo Tamigi, ogni domenica presi d'assalto da turisti e londinesi. E se in giro la gente non manca, l'atmosfera non è quella di sempre. Il cuore della strage è Stoney Street, una strada stretta tra il mercato e il fiume, dove si affacciano pub e localini. Ora qualcuno la chiama la «strada della morte», perché qui gli attentatori si sono ferocemente scagliati con le loro lame sugli avventori del Black and Blue, del Pastor e di altri ristoranti: menando fendenti «da parte di Allah» su gente tranquilla che si stava godendo la libertà di un sabato sera d'estate. «Adesso hanno pulito. Ma fino a stamattina era pieno di sangue. Sangue dappertutto. E scarpe, vestiti, un casino allucinante», racconta Philip, uno studente di 21 anni. Il silenzio, nelle aree isolate, fa impressione. Rotto solo da qualche elicottero e dai motoscafi della polizia che sfrecciano sul Tamigi. La scientifica, con addosso le tute bianche sterili, fa avanti e indietro sulla strada. E la paura si sente. Lo racconta bene Sheila, 20 anni, commessa nella farmacia di Stoney Street: «Sai quando hai la sensazione di esser sotto attacco?».