«Straccia, la Cassazione deve riaprire il caso»

17 Aprile 2018

Ricorso della famiglia del ragazzo scomparso a Pescara nel 2011 e trovato morto a Bari: udienza il 7 giugno

PESCARA. Approda in Cassazione il caso della morte di Roberto Straccia, lo studente di Moresco di 24 anni scomparso da Pescara il 14 dicembre del 2011 e il cui cadavere venne ritrovato sulla spiaggia di Bari il 7 gennaio 2012. Una vicenda archiviata più volte per morte accidentale o per cause volontarie con puntuali argomentazioni.
I familiari dello studente, che non hanno mai creduto alla tesi del suicidio, non si sono mai arresi e hanno continuato la loro battaglia alla ricerca di tutt'altra verità. In particolare, nel gennaio 2016 il gip di Pescara aveva scritto per la seconda volta la parola fine al procedimento sostenendo che la tesi del presunto coinvolgimento della criminalità organizzata, sarebbe destituita del «benché minimo fondamento».
Tale ipotesi era nata dalle dichiarazioni della fidanzata di un pentito di ’Ndrangheta, secondo cui Roberto sarebbe stato ucciso da alcuni pregiudicati calabresi, indotti in errore dalla foto pubblicata sul profilo Facebook del ragazzo.
Il legale della famiglia Straccia, l'avvocato Marilena Mecchi, a seguito dell'ultima archiviazione, datata marzo 2017, ha deciso di portare la questione davanti ai giudici di piazza Cavour, a Roma. Il ricorso è stato ritenuto ammissibile e sarà discusso il prossimo 7 giugno davanti alla Prima sezione penale. «Ho fatto ricorso in Cassazione», spiega l'avvocato Mecchi, «perché il gip nel 2017 ha archiviato il caso senza fissare udienza alla nostra opposizione e senza comunicare la sua decisione di archiviare».
Inoltre, il legale ritiene che, considerate le parole di un pentito sul coinvolgimento di clan organizzati, la vicenda sia di competenza della Direzione distrettuale antimafia dell'Aquila». Bisognerà ora attendere due mesi per sapere se i giudici romani accoglieranno il ricorso.
Intanto, l'avvocato Mecchi ha anche presentato un reclamo al Tribunale monocratico di Pescara: «Ho sostenuto», dice il legale, «che ci sono prove nuove di cui non si è tenuto conto e che non sono mai stati sentiti i collaboratori di giustizia. Il giudice monocratico ha ritenuto di mandare la questione in Cassazione e, dunque, ci sarà anche un altro procedimento davanti ai giudici della Suprema Corte».
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