Stupro davanti alla stazione: 4 anni e mezzo
La Corte d’appello conferma la condanna al senegalese che abusò di una donna con problemi psichici
PESCARA. La Corte d'appello dell'Aquila conferma la condanna per il senegalese Lamine Gaye Mouhamadou, 61 anni, che il 25 agosto del 2018, in pieno giorno (intorno alle 13,30) nei giardinetti del terminal dei bus della vecchia stazione, violentò una donna di 39 anni di Montesilvano, che era anche affetta da disturbi psichici. Il procuratore generale aveva concluso la sua requisitoria, chiedendo alla Corte la conferma della pena a 4 anni e mezzo di reclusione che era stata inflitta all'imputato al termine del rito abbreviato davanti al gup di Pescara Nicola Colantonio, nel maggio dello scorso anno. L'avvocato Stefano Sassano aveva incentrato la sua linea difensiva sulla mancanza dell'elemento soggettivo della violenza, sostenendo che i due, ripresi dalle telecamere della zona, avevano trascorso circa 3 ore a dialogare. Una violenza, dunque, che non si sarebbe concretizzata perché entrambi erano comunque sotto l'effetto di alcol e psicofarmaci. Aveva chiesto dunque l'assoluzione con la derubricazione del reato in atti osceni in luogo pubblico, peraltro non più reato. In subordine il difensore aveva chiesto il riconoscimento per l'imputato della parziale incapacità di intendere e di volere in quel momento, sostenendo che le lesioni della donna, che la pubblica accusa aveva addebitato al momento della violenza, la vittima se le sarebbe procurate cadendo, prima della presunta violenza, così come avrebbero evidenziato le riprese filmate. Ma la linea difensiva non è stata ritenuta credibile dai giudici aquilani. Un episodio che destò comunque molta preoccupazione nell'opinione pubblica e che venne peraltro scoperto da alcuni passanti che avrebbero assistito a quella violenta scena in pieno giorno e nei giardinetti della stazione, dove transitano decine e decine di persone. Furono gli stessi cittadini a chiedere l'intervento della polizia. Il senegalese, peraltro, al momento dell'arresto diede alla volante intervenuta prontamente, delle false generalità. La parte civile costituita, in primo grado aveva chiesto un risarcimento di 50mila euro e una provvisionale di 20mila: risarcimento concesso, ma che dovrà essere però ancora quantificato in sede civile. Violenza sessuale, lesioni personali e falso i reati contestati al senegalese. Secondo l'accusa l'imputato avrebbe «abusato delle condizioni di inferiorità fisica e psichica nelle quali versava la donna», ubriaca e sotto l'effetto dei farmaci antidepressivi che assumeva regolarmente (era in cura al Centro di igiene mentale). In un primo momento, nell'immediatezza del fatto, alla polizia il senegalese aveva addirittura sostenuto che quella donna fosse sua moglie, salvo poi aggiustare il tiro e dichiarare che comunque la conosceva bene.

