«Subito la licenza per le case sulla riviera»

8 Ottobre 2016

L’esperto nominato dal sindaco: non serve il parere del Consiglio per la richiesta di Pescaraporto

PESCARA. Il cambio di destinazione d’uso richiesto da Pescaraporto per l’intervento sulla riviera sud non necessita dell’approvazione del consiglio comunale. Sarebbe questo, in sintesi, il parere di Aristide Police, il famoso docente esperto di urbanistica interpellato dall’amministrazione comunale per risolvere la questione del permesso richiesto dalla società, di cui sono soci i figli dell’avvocato Milia e la famiglia di costruttori Mammarella.

Pescaraporto, dopo aver ottenuto i permessi edilizi per realizzare negozi e uffici nell’area ex Edison, sulla riviera di Porta Nuova, ha richiesto il cambio di destinazione d’uso per costruire studi professionali, facilmente trasformabili in residenze. Secondo l’opposizione, sarebbe obbligatorio il parere del consiglio comunale per il rilascio di nuovi permessi. Di parere diverso i consiglieri di maggioranza, convinti che sia sufficiente il nulla osta del dirigente del settore edilizia. Per questo motivo, è stato dato l’incarico a un super esperto conosciuto a livello nazionale per essere stato commissario straordinario dell’Alitalia.

Police ha inviato nei giorni scorsi al Comune una relazione in cui avrebbe spiegato i motivi per cui non sarebbe necessaria l’approvazione in consiglio comunale del cambio di destinazione d’uso. L’esperto, secondo indiscrezioni, si sarebbe spinto anche oltre, sostenendo la tesi dell’inapplicabilità del Contributo straordinario di costruzione a Pescaraporto. Più precisamente, la tassa, approvata da poche settimane dal consiglio comunale, che la società dovrebbe versare per ottenere il cambio di destinazione d’uso. Tassa che, a detta degli stessi uffici, ammonterebbe ad oltre 400mila euro.

Insomma, se queste indiscrezioni venissero confermate, Pescaraporto potrebbe ottenere subito il permesso per continuare a costruire senza dover pagare nemmeno un euro. Bisogna ricordare, in proposito, che la società ha inviato di recente due diffide al Comune sollecitando il rilascio dei permessi per costruire.

Nell’ultima diffida, datata 8 settembre scorso, l’amministratore dell’azienda faceva presente: «L’ingiustificato ritardo (nel rilascio del permesso, ndr) potrebbe apparire funzionale anche per rendere opponibile allo scrivente l’adottanda delibera del consiglio comunale impositiva di oneri che sarebbero mera conseguenza del rilascio del permesso per costruire». «Può a questo punto rilevarsi», prosegue, «che anche l’ufficio sta concorrendo in attività dilatoria che si prefigge di procrastinare il rilascio del provvedimento richiesto e ciò con grave danno dello scrivente».(a.ben.)

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