Sul ring 653 atleti Aumentano le donne Primi pugni a 5 anni

21 Marzo 2017

I numeri di una passione: nella regione 34 società attive La presidentessa Fpi Verna: «Non è uno sport violento»

PESCARA. Un movimento di 653 atleti dai bambini di 5 anni fino ai quarantenni che non riescono a mollare la loro «passione». E cresce sempre di più il numero delle donne che indossano i guantoni da boxe: sono 80 le pugilesse che frequentano le palestre dell’Abruzzo e del Molise. Solo per tenersi in forma e allenarsi con corda, sacchi e pesi oppure per provare l’adrenalina del ring e combattere contro un’avversaria.

Un mondo che si regge su una parola sola: «Passione». Lo sa Mariangela Verna, la presidentessa del Comitato abruzzese e molisano della Federazione pugilistica italiana. «Nel pugilato dilettantistico non ci sono fini di lucro: si combatte per puro spirito agonistico e non per soldi», dice. Nelle società di calcio, dalla Prima categoria fino all’Eccellenza, i calciatori percepiscono una busta paga: «Invece, nel pugilato non c’è uno stipendio a fine mese», sottolinea Verna, «si fa per passione. È previsto solo un rimborso spese per le società in occasione delle trasferte per gli incontri. Insomma, non ci sono pugili dilettanti che possono fare questo sport per lavoro».

E il pugilato abruzzese è sempre più rosa: sono 30 le bambine e le ragazzine dai 5 ai 13 anni che si allenano nelle 34 palestre sparse in Abruzzo e Molise. Trenta bambine e ragazzine a fronte di 136 iscritti in totale per questa fascia di età: è il segno che si comincia sempre prima a praticare il pugilato sfatando la leggenda del “naso rotto”. «Il movimento femminile è in crescita anche in Abruzzo. L’interesse delle ragazze per la boxe è in costante aumento. Tante», dice Verna, «cominciano con l’attività amatoriale e cioè per fare uno sport senza contatto fisico e ottenere i benefici dell’allenamento. Poi, scoprono la passione per la boxe e diventano agoniste. Il pugilato non è affatto uno sport riservato ai maschi, non è né pericoloso né violento: durante allenamenti e match si usano protezioni, i regolamenti sanitari sono ferrei e le visite mediche devono essere fatte regolarmente».

Dai 13 anni in poi, sono 517 i pugili in attività e di questi 50 sono donne. Il perché del boom lo spiega ancora Verna: allenamento fisico e mentale. «La boxe è uno sport completo che dà la possibilità di allenarsi a tutto campo: non si allena solo una parte del corpo, ma si tempra tutto il fisico. Poi, il pugilato insegna la disciplina perché bisogna seguire le regole e ci si ispira alla lealtà. Per praticare questo sport, ci vogliono tanta passione e tanta forza di volontà perché bisogna essere pronti ad affrontare e a superare tanti sacrifici».

Un movimento che, da sabato scorso, è in apprensione per Francesca Moro, la pugile veneta di 26 anni finita in coma al termine di un incontro disputatosi a Chieti. Verna ha visto la ragazza accasciarsi a bordo ring: «Quello che è successo ci lascia tanto dispiacere. Speriamo che Francesca si riprenda in fretta e siamo vicini ai familiari. Ho visto l’incontro», dice la presidentessa, «e, dal mio punto di vista, è stato un combattimento corretto e regolare senza colpi estremamente violenti o anomali. È un episodio che ci lascia sgomenti».

Insieme a Verna, fanno parte del Consiglio regionale Fpi Marco Di Giacomo e Antonio Camiscia (consiglieri), Antonio Pettinicchio (rappresentanti atleti) e Giuseppe Sauli (rappresentante tecnici); dirigenti periferici sono Emanuele Chiappini e Samuele De Santis. Il Comitato regionale Abruzzo e Molise ha sede al Palamaggetti di Roseto. (p.l.)

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