Sulla strada Pendolo il covo dello spaccio

L’incompiuta tra via Lago di Capestrano e via Tiburtina è diventata il rifugio per chi vuole drogarsi
PESCARA. Scoperto un altro covo della droga a Rancitelli. Lo spaccio e il buco si consumano all’interno di una fitta vegetazione tra via Tiburtina e via Lago di Capestrano, lungo la traiettoria della cosiddetta strada Pendolo. L’arteria nata per collegare i Colli con il quartiere San Donato, passando per Villa del Fuoco, e mai completata.
A lanciare l’allarme è Giancarlo Carpiani, presidente dell’associazione Parco della Speranza e storico consigliere di quartiere, che racconta: «Ogni giorno, a tutte le ore, qui è un via vai di persone che si intrufolano nella vegetazione. Spariscono il tempo di farsi una siringa e poi riemergono uscendo da dove sono entrati, cioè dal buco aperto nella recinzione che dà su via Tiburtina. Tutto a poche centinaia di metri dal centro storico».
Ieri mattina, il Centro è entrato in quella boscaglia utilizzando il passaggio della recinzione divelta. Percorrendo un vialetto di ghiaia, si arriva fin nel cuore dello spaccio e del consumo di droghe. Tra gli alberi, si intravede un uomo in evidente stato di alterazione. Trema. Forse è in crisi di astinenza. Un ragazzo fugge a gambe levate quando scorge gli intrusi e si nasconde tra l’erba alta e fitta del rettangolo di verde immerso tra i casermoni popolari della zona. Un terreno incolto, abbandonato. Tra le erbacce spuntano sedie e coperte di lana. Una scia di rifiuti ricopre il marciapiede lungo la Tiburtina che costeggia il perimetro verde e un pezzo di muro di un vecchio edificio che sarebbe dovuto cadere per fare posto alla strada Pendolo, avviata nei primi anni del Duemila, e mai portata a compimento malgrado le numerose sollecitazioni pervenute dai cittadini del quartiere a Comune ed enti competenti. «La strada Pendolo», spiega Carpiani che si appella al Comune per far ripartire il completamento del tracciato di circa 3 chilometri e mezzo, «fa parte del progetto Urban 2 ed è stato realizzato con fondi della Comunità europea, con un primo impegno previsto di 5 milioni di euro. L’opera parte dal ponte Libertà, il ponte Capacchietti, attraversa via San Luigi Orione, dov’è la società di trasporti Tua, e via Lago di Capestrano. Ma poi si ferma di fronte a questo muro di degrado, mai abbattuto, sulla Tiburtina».
Un’idea progettuale che nasce dalla zona Capacchietti ma che si blocca, appena qualche centinaio di metri dopo, superato il ponte di raccordo con le rampe dell’Asse attrezzato.
«In questo angolo tra via Aterno e via San Luigi Orione», conclude Carpiani, «il progetto si blocca a causa dell’esproprio, mai avvenuto, di un terreno dove c’erano una tabaccheria e un autolavaggio. Se gli interventi fossero andati avanti, oggi avremmo un’arteria che collega la zona dei Colli con il quartiere San Donato. Il Pendolo si sarebbe dovuto fermare in via Rio Sparto, nelle vicinanze dei palazzi della Polgai e degli uffici della Fater».
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