Superbonus, effetti devastanti Bloccati oltre 10mila cantieri

18 Febbraio 2023

L’Ance regionale guida la rivolta, ecco la lettera infuocata spedita al ministro Giorgetti

PESCARA. «Ci avete sbalordito: avete dimostrato che anche lo Stato, se ha volontà, può intervenire, dal giorno alla notte, stravolgendo assetti legislativi e civili aspettative, in assenza di una qualsivoglia interlocuzione con le categorie coinvolte, con una determinazione tale da configurare uno stato di emergenza!». È fulminante l’attacco della lettera che l’Ance Abruzzo ha inviato ieri al ministro Giancarlo Giorgetti. Così come sono devastanti gli effetti che si abbatteranno sugli abruzzesi dopo l’approvazione nel Consiglio dei ministri del decreto che cancella il Superbonus. Secondo una stima dei costruttori saranno oltre 10mila i cantieri bloccati.
A questi dobbiamo aggiungere le 500 imprese già ferme per il blocco della cessione dei crediti alle banche; i mille cantieri impantanati nel meccanismo del 110%, e le 3mila famiglie inguaiate. Fallimenti, licenziamenti e cause civili saranno centinaia. Numeri inevitabili dopo lo stop imposto dal governo Meloni, in particolare dal ministro leghista all’Economia e Finanza, che ha gelato la Regione Abruzzo, dello stesso colore politico, che puntava ad approvare la legge salva-cantieri, diventata ora carta straccia.
A guidare la rivolta contro la decisione è scesa l’Ance, che lunedì incontrerà Giorgetti, come anticipa al Centro Antonio D’Intino, presidente regionali dei costruttori. Porta la sua firma la lettera infuocata spedita al ministro. «Abbiamo ascoltato le dichiarazioni rilasciate dal Governo nell’immediatezza e, devo dirle, che siamo rimasti ancora più sconcertati», scrive il costruttore. «Lei, in particolare, ha ridotto il Superbonus ad un debito di duemila euro a cittadino ed ha annunciato le novità approvate al pari di una cura miracolosa contro chissà quale malanno. Abbiamo rilevato, al contempo, una minore enfasi da parte del vice premier Antonio Tajani», sottolinea l’Ance, «con una maggiore propensione ad inquadrare realisticamente il fenomeno Superbonus che ha rappresentato, fino a prova contraria, un volano per l’economia e per l’occupazione nella fase post Covid».
Sono segnali di spaccatura, tra alleati di governo, su uno strumento che nel 2021 ha contribuito in modo sostanziale al + 6,6 % del Pil. Una stima scesa, non a caso, seguendo la dinamica degli effetti degli incentivi fiscali destinati ad esaurirsi. Lo scenario che ci attende è scritto: il Superbonus, da volano dell’economia, si trasforma in una bomba deflagrante per il mercato del lavoro, generando nel solo Abruzzo migliaia di licenziamenti i cui costi ricadranno, sotto forma di ammortizzatori sociali da attivare, sulle spalle dello Stato che crede di risparmiare.
È l’equazione inevitabile tracciata dall’Ance. «Il contributo che il Superbonus ha dato al Pil nell’intero sistema economico è riuscito invece a compensare la spesa, generando un valore aggiunto in termini di benefici economico-sociali», afferma D’Intino, ribattendo al ministro che ha definito il 110% un generatore di debito pubblico.
«Ora, come pensate di affrontare il nodo dei crediti incagliati e di riuscire a non far fallire 25mila imprese?», le domande rivolte al governo dall’Ance Abruzzo che aveva suggerito alcuni correttivi per la messa a punto del 110%, tra cui quello di porre un tetto massimo agli investimenti annuali. Ma non è tardi per tornare indietro e provarci.
«Siamo sommersi dalle richieste di aiuto da parte delle imprese. Reclamiamo, pertanto, soluzioni tempestive per risolvere il problema dei crediti incagliati (…), e restiamo a disposizione per ogni utile confronto, nello spirito di leale collaborazione». Così si conclude la lettera mentre in campo scende anche la Cna Abruzzo che mette in evidenza, a pochi giorni dall’incontro con Giorgetti, una delle maggiori contraddizioni in cui il governo è scivolato: «Il decreto trascura i grandi obiettivi della transizione», scrive l’associazione degli artigiani, «rompe il percorso virtuoso avviato dal Paese che avrebbe dovuto garantire una prospettiva di medio e lungo termine coerente con la riqualificazione energetica degli immobili, prevista dalla nuova direttiva casa che, nei prossimi anni, dovrebbe attivare interventi su circa 8 milioni di edifici». Una marcia indietro che sembra non avere logica.