Superbonus fino al 2025 solo nelle aree sismiche

28 Marzo 2023

Ieri in commissione Finanze della Camera il voto sulle proroghe della misura Il commissario Castelli: «Soddisfatto per l’esito, l’impegno è stato mantenuto»

Quello di ieri, in commissione Finanze della Camera, è stato il passaggio finale per il decreto Superbonus, prima del voto nell'aula di Montecitorio, atteso per domani. Superata una serie di ostacoli, come le attività di edilizia libera, i cantieri delle villette unifamiliari, che potranno concludere i lavori entro il 30 settembre, le aree sisma con il 110% fino al 2025, cessione e sconto in fattura che «saranno ammessi purché entro il 16 febbraio sia stato stipulato un accordo vincolante tra le parti». Si lavora ancora, invece, ai crediti incagliati, ma con soluzioni alternative agli F24 e l'acquisto da parte di società private, mentre le detrazioni in 10 anni saranno ammesse solo per banche e imprese. «Sul Superbonus e la cessione del credito nell'area del cratere esprimo sincera soddisfazione: l'impegno preso è stato mantenuto», il commento del commissario straordinario alla ricostruzione, Guido Castelli.
110% IN ZONE SISMA
Proroga del Superbonus 110% fino al 31 dicembre 2025, con la possibilità di usufruire ancora della cessione del credito, per gli interventi di efficientamento energetico e di miglioramento sismico effettuati nelle aree colpite da eventi sismici, dove è stato dichiarato lo stato di emergenza. È uno dei passaggi più attesi, licenziati dalla Commissione finanze. «L'emendamento», ha spiegato Castelli, «garantisce fino al 2025 la cessione nel credito e lo sconto in fattura per gli interventi di ricostruzione che hanno usufruito del 110% per le lavorazioni non coperte da contributo sisma. Ringrazio il governo e la maggioranza per lo sforzo compiuto che, insieme alle altre misure già varate per l'area del cratere, renderà possibile passare finalmente dalle norme ai cantieri e restituire alle migliaia di cittadini dell'Appennino centrale le loro case e le loro attività in condizioni di sicurezza».
PROMESSA MANTENUTA
Soddisfazione è stata espressa anche dal senatore, Guido Liris (Fdi): «Avevamo preso un impegno e lo abbiamo mantenuto», ha detto Liris, «ci sono persone che hanno preferito il superbonus rinunciando al contributo per la ricostruzione restando senza né l’uno, né l’altro. Una casistica in particolare, che riguarda ampi territori dell’Abruzzo, e che rischiava di compromettere la ricostruzione delle loro abitazioni. L’emendamento approvato garantisce fino al 2025 la cessione del credito e lo sconto in fattura per gli interventi di ricostruzione che hanno usufruito del 110% per le lavorazioni non coperte dal contributo sisma. Per le aree interessate, questo non significa solo una risposta ai cittadini e una boccata d’ossigeno per le imprese», osserva Liris, «ma anche un investimento nella sicurezza degli edifici e nella sostenibilità energetica».
«Abbiamo fatto una battaglia doverosa», afferma Guerino Testa, (Fdi), segretario della Commissione finanze, «per un'esigenza di primaria importanza per i territori colpiti dal terremoto. In questo modo permettiamo a imprese e famiglie di continuare a utilizzare un'agevolazione fiscale importantissima per tutti coloro che vivono in zone danneggiate da eventi calamitosi. La messa in sicurezza antisismica degli edifici, insieme alla riqualificazione energetica è, infatti, un'operazione fondamentale non solo per l'economia dei territori, ma anche per la sicurezza di chi ci abita».
LE ALTRE NOVITà
Per salvare le cessioni e gli sconti in fattura relativi alle spese effettuate nel 2022 è stato approvato un emendamento che consente, a chi non ha concluso il contratto di cessione entro la scadenza di venerdì 31 marzo, di effettuare la comunicazione all’Agenzia delle Entrate con la "remissione in bonis": ovvero, entro il 30 novembre, pagando una sanzione di 250 euro. La riapertura dei termini sarà disponibile, tuttavia, solo per le cessioni effettuate a favore di banche, società appartenenti a gruppi bancari, intermediari finanziari e assicurativi.
Sono escluse le cessioni a privati e quelle effettuate da imprese che hanno concesso lo sconto in fattura. Con il pacchetto delle ultime riformulazioni è tramontata l’ipotesi per i contribuenti di poter recuperare in 10 anni, invece di 4, la detrazione del Superbonus: possibilità che viene prevista solo per banche e imprese.
EDILIZIA LIBERA
Conta l'accordo con il fornitore. Sarà risolto il problema di chi vuole cedere o fare lo sconto in fattura per bonus ordinari che ricadono nell'edilizia libera e per i quali, entro il 16 febbraio, non sono stati avviati i lavori. Cessione e sconto, per cambio infissi, caldaie e fotovoltaico, saranno ammessi purché entro il 16 febbraio sia stato stipulato un accordo vincolante tra le parti per la fornitura dei beni e dei servizi oggetto dei lavori. Nessun problema per tutti coloro che, sempre al 16 febbraio, non avevano ancora registrato il contratto preliminare per l'acquisto di un'abitazione ristrutturata con la detrazione del 50% con il sisma bonus acquisti. Farà testo la data di presentazione del titolo abilitativo da parte dell'impresa che ha eseguito i lavori.
BONUS ORDINARI E SAL
Il bonus del 75% per l'abbattimento delle barriere architettoniche eviterà il blocco delle cessioni: sarà possibile cedere il credito o fare lo sconto in fattura anche peri lavori avviati dal 17 febbraio 2023. Con un'altra norma interpretativa viene precisato che «per i bonus ordinari la cessione e lo sconto possono avvenire a prescindere dallo stato avanzamento lavori». Mentre per quanto riguarda la qualificazione Soa «la soglia di 516mila euro di lavori, al di sopra della quale l'impresa deve avere la qualificazione Soa, va calcolata in relazione a ciascun contratto di appalto o subappalto».
CREDITI INCAGLIATI
Ammontano a circa 20 miliardi i crediti incagliati nei cassetti fiscali delle imprese e delle banche, che non possono essere riscossi. Per la soluzione dei crediti incagliati si va verso un "accordo di mercato", che non richiede passaggi in Parlamento. Mentre quella degli F24 sembra un'ipotesi ormai tramontata. Ci saranno alcuni veicoli privati, in particolare società come Enel, che si faranno carico dei crediti, a cui si aggiunge la proposta di una piattaforma di vendita gestita da una partecipata dello Stato, con le banche e le Poste che sembrano disposte «in un quadro di maggiori certezze a fare la loro parte e riassorbire una parte delle somme». È in corso l’elaborazione di un sistema telematico, una sorta di piattaforma, che dovrebbe consentire di smaltire tutto l’arretrato.
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