Supplente da 30 anni «Giro l’Italia in cerca di cattedra. E ora...»

28 Agosto 2014

Lidia Duttilo un’insegnante pennese di 59 anni racconta la sua odissea alla vigilia dell’abolizione dei supplenti

PESCARA. E’ nella scuola statale da oltre trent’anni ma non è ancora di ruolo. E’ la condizione paradigmatica e paradossale di molti insegnanti italiani, anche abilitati, che costituiscono lo zoccolo duro del corpo docente, alla vigilia della nuova riforma della scuola che dovrebbe abolire la figura dei supplenti (si legga il box qui a fianco). Ma è anche la storia di Lidia Duttilo, 59 anni, professoressa di musica che in questi giorni è in attesa di sapere se e dove avrà una cattedra quest’anno. Nessuna garanzia, bisognerà attendere che la riforma venga partorita. E c’è da aspettarsi che sarà un lungo travaglio. Lidia è abruzzese, di Penne per la precisione, ma in Abruzzo, da quando è iscritta nelle graduatorie - la prima inclusione la fece a metà degli anni ’80 - non ha mai lavorato.

E così, cresciuti i figli, dopo aver per lungo tempo accantonato la strada della scuola pubblica dedicandosi ad altre attività professionali e costituendo con tanti sacrifici un’associazione musicale che impartisce lezioni privatamente, pur continuando ad avere la famiglia a Penne, nel 2005 si sposta nelle graduatorie del Lazio, in provincia di Rieti.

All’inizio le spettarono piccole supplenze, poi gli incarichi, beneficiando di entrambi i canali di reclutamento, graduatorie a esaurimento e quelle di istituto, cominciarono a diventare annuali. Ma la situazione nel mondo della scuola è in continua evoluzione e gli elenchi dei docenti sono un perpetuo avanzare e retrocedere di posizioni, quasi mai decifrabili in anticipo per fare scelte ponderate.

La professoressa Duttilo fatti i calcoli, aggiornati i punteggi, cambia nuovamente regione e si iscrive nelle graduatorie di istituto in provincia di Ancona, rimanendo nella Gae a Rieti.

«Ogni volta che si aprono le finestre per i trasferimenti (attualmente è possibile ogni tre anni)», racconta la docente, «diventa un terno al lotto, perché per quante riflessioni e proiezioni tu possa fare, non si è mai certi di poter ottenere l’incarico. Nelle Marche ho lavorato alle medie con supplenze ed è stata una bella esperienza».

E’ stata la fine del suo peregrinare per l’Italia? No. Ora è iscritta in Toscana, a Prato nelle Gae dove ha lavorato fino allo scorso anno, a Pistoia in quelle di istituto, ma ad oggi rischia di rimanere al palo perché retrocessa rispetto ad altre sue colleghe con punteggi maggiori. Una storia di ordinaria precarietà nella scuola italiana, dove i supplenti, sono tutt’altro che dannosi per gli studenti, spesso più qualificati di quanto il ruolo richiederebbe, per non perdere punti e continuità di servizio, accettano di farsi migliaia di chilometri l’anno, rimettendosi ogni volta in gioco in nuovi contesti, con le difficoltà di trovare alloggi, mantenersi e viaggiare per tornare a casa.

«A queste problematiche deve fornire risposte adeguate la riforma», conclude la professoressa Duttilo, «dare certezze sulla disponibilità delle cattedre, sui metodi di reclutamento che non contemplino sovrapposizioni. Non sarebbe sbagliato istituire graduatorie nazionali per evitare di fare salti nel buio».

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