«Sì ai servizi, ma con Comuni separati»
Quattro sindaci dell’area metropolitana discutono sulla proposta di Spoltore e Montesilvano alternativa alla fusione
PESCARA. Contrari alla fusione in un unico Comune, ma possibilisti su un’unione “soft”, che consideri una serie di servizi senza toccare identità e istituzioni. È in linea di massima questa la posizione di un po’ tutti i municipi a ridosso di Pescara e dei suoi 120mila abitanti. Montesilvano e Spoltore lo hanno ribadito con chiarezza nei giorni scorsi: non vogliono essere inglobati nella “Nuova Pescara” che, come stabilito dal referendum di cinque anni fa e da una legge regionale, dovrebbe nascere al massimo entro il 2024. Città Sant’Angelo, Francavilla, San Giovanni Teatino e Silvi, pur con diverse sfumature, la pensano grossomodo nella stessa maniera: queste sono le amministrazioni tirate in ballo sabato dall’ex sindaco montesilvanese Pasquale Cordoma, che ha annunciato l’intenzione di presentare una proposta alternativa alla Nuova Pescara, parlando di «progetto territoriale speciale allargato». Un’idea della quale vorrebbe saperne di più il primo cittadino di Francavilla Antonio Luciani e che per certi versi potrebbe piacere a Matteo Perazzetti di Città Sant’Angelo, come pure al collega di Silvi, Andrea Scordella, mentre Luciano Marinucci di San Giovanni Teatino mette l’accento sull’ostacolo rappresentato dalle province.

