«Sì ai social per sfiducia verso le istituzioni»

25 Agosto 2015

La criminologa Bruzzone: rabbia e voglia di giustizia, così le vittime elaborano il trauma subìto

PESCARA. «Non so chi sei, ma ti accendo i riflettori addosso per crearti un danno. È normale che chi abbia subito un torto reagisca così, pubblicando sui social network le immagini di chi gliel’ha provocato». La criminologa Roberta Bruzzone è certa: adesso anche le indagini delle forze dell’ordine non possono fare a meno di incrociarsi con Facebook e gli altri social network. E proprio «Il lato oscuro dei social media» è il libro della Bruzzone che uscirà nei prossimi mesi.

Si pubblicano sempre più spesso su Internet, le immagini di furti e rapine riprese dalle telecamere: è cambiato il modo di denunciare?

«Si approfitta della grande distribuzione dei social nella popolazione ma sappiamo bene anche che la sfiducia verso le istituzioni è tanta e, di conseguenza, si opta per soluzioni fai da te. E in questo modo si aiuta il lavoro degli inquirenti. Un uso genuino e spontaneo».

È un meccanismo di rabbia dopo un torto subito?

«Rendere pubblico un torto è il primo passo per creare un danno a chi ne è stato l’autore nel senso che non può nascondersi. È il primo passo per l’elaborazione del trauma: racconto al mondo quello che è successo. È una reazione comprensibile e istintiva, ma nella consapevolezza di incrementare la possibilità di identificare l’autore. Ultimamente ci sono tante testimonianze dell’uso dei social media per giuste cause».

Non c’è il rischio che ci sia faccia giustizia da soli?

«Pubblicando ci si fa portatori di una denuncia che ha sempre l’obiettivo di assicurare i criminali alla giustizia. Se uno cerca qualcuno per farsi giustizia da solo, di certo, non lo scrive su Facebook, altrimenti sarebbe il primo a essere cercato nel caso in cui a quella persona succedesse qualcosa».

Però scovare i criminali resta difficile.

«Non è banale risolvere casi di questo genere perché si tratta di reati talmente capillari che il contrasto è difficile».

Come giudica il ricorso a questi nuovi mezzi nella cronaca nera?

«Ormai tutti abbiamo profili social che fanno parte della nostra vita e diventano depositari di elementi preziosi per ricostruire il profilo psicologico e si tratta di notizie utili anche a livello investigativo. Tutte le indagini passano attraverso questi profili». ©RIPRODUZIONE RISERVATA