Tecnico e superburocrate buono per tutte le stagioni

Sorgi al centro dell’apparato regionale da Pace a Del Turco, fino a Chiodi
PESCARA. Più che un Re Sole, come lo chiama chi frequenta gli uffici della Regione Abruzzo, Antonio Sorgi è un Colbert, il grande consigliere e ministro di Luigi XIV: sempre un passo indietro, com’è giusto, ma con in mano le finanze della Francia. I paragoni storici si fermano qui ed è già troppo.
Ma, ridimensionando il quadro: nello stretto recinto regionale che va dal Tronto al Trigno, Sorgi è davvero un uomo potente. Di quel potere che non dipende solo dall’appartenenza ma dalla capacità di generare fiducia e di promettere riservatezza. L’ascesa del cinquantacinquenne architetto e ciclista dilettante di Giulianova nelle stanze della Regione, inizia all’apparire degli anni Duemila con il presidente Giovanni Pace, An prima e Forza Italia dopo. Sorgi diventa direttore dell’urbanistica. L’uomo è sveglio. Ha una grande capacità di lavoro. Chi gli è avversario lo descrive «saccente» e «portato a strafare». E con il difetto dell’invadenza. Ma le capacità ci sono, soprattutto in alcuni settori, come l’urbanistica, nel quale è il numero uno della struttura e nelle politiche di programmazione, dove applica una passione particolare alle Politiche comunitarie, un settore che Sorgi riesce ad aggiungere nel lungo elenco delle sue deleghe solo dopo le dimissioni per causa di forza maggiore della dirigente storica Giovanna Andreola, con la quale i rapporti, per l’appunto, non sono mai stati idilliaci.
Con l’arrivo di Ottaviano Del Turco a Palazzo Silone nel maggio del 2005, per Sorgi si pone il problema dello spoil system. Del Turco, Ds e poi Pd, non conosce affatto il dirigente giuliese, che considera un uomo di destra, dato il suo ruolo nell’amministrazione Pace. Sarebbe dunque pronto a depennarlo. A volerlo ancora alla guida di una direzione è l’assessore all’Ambiente e ai Rifiuti Franco Caramanico, allora Ds, che convince Del Turco a mantenerlo nell’incarico all’Urbanistica. Negli ambienti del centrosinistra si dice anche che Sorgi sia vicino ai Ds, ipotesi niente affatto lunare, viste le origini giuliesi, comune di forti radici diessine e oggi democratiche. Così Del Turco cede: anche perché per consuetudine la prima scelta dei dirigenti spetta agli assessori, e l’energico ex sindacalista non se la sente di mettere in difficoltà un suo uomo di giunta.
Con il drammatico passaggio di testimone da Del Turco al forzista Gianni Chiodi, si pensa che la parabola di Sorgi inizi la curva discendente. Invece Chiodi lo conferma nell’incarico, anzi, passo dopo passo, ne fa il suo super direttore responsabile degli Affari della presidenza. Sorgi si ritrova sul tavolo tutti i dossier più importanti. A chi si chiede stupito come abbia fatto a passare di nuovo indenne da una giunta di centrosinistra a una di centrodestra, si risponde che Chiodi e Sorgi sono vecchi amici e forse antichi compagni di scuola (l’elemento meritocratico, si direbbe oggi, è sempre un’ultima istanza). Che il rapporto tra i due sia stretto si capisce da un episodio che non porterà molta fortuna a Chiodi.
Quando l’ex governatore è ancora sindaco di Teramo chiede alla Regione di ampliare la discarica di Teramo. La giunta si mostra contraria nonostante il parere favorevole di Sorgi. Solo dopo la caduta di Del Turco, nell’interregno prima del voto, il dirigente riesce a far passare il provvedimento. Poi la discarica crolla e il sindaco Chiodi finisce sotto processo (finendo poi assolto), ma questa è un’altra storia.
Con Chiodi gli incarichi di Sorgi si moltiplicano, anche molto al di là delle sue competenze. Il governatore è tutto concentrato sul riordino della sanità (e prima ancora sulla ricostruzione di cui è per un paio d’anni commissario), e lascia tutto il resto al suo potente capo di segreteria. La somma delle deleghe di Sorgi arriva a occupare una intera cartella dattiloscritta: dal turbolento settore dell’Energia alla delicata direzione del comitato Via (Valutazione impatto ambientale) snodo di ogni intervento sul territorio, al settore legislativo (è forse la prima volta che questa materia viene affidata a un architetto). Nel tempo l’elenco si allunga ancora. Se l’influente capo del settore europeo finisce sotto processo, è Sorgi a prendere il suo posto. O se c’è da nominare un commissario al ciclo dei rifiuti si pensa a lui, come avviene poche settimane prima del voto. L’effetto è esaltante per Sorgi, deprimente per una struttura regionale già poco motivata, dove interi settori appaiono «vinti dalla pigrizia». Con l’arrivo di Luciano D’Alfonso per Sorgi si presenta un nuovo testa-coda politico. Però D’Alfonso non è abituato a pesare l’anima dei suoi collaboratori, piuttosto li interroga sulle cose da fare. D’Alfonso, che vuole costruire una nuova macchina amministrativa, ha certamente bisogno di Sorgi, e per lui pensa a un posto di responsabilità. Però non ha bisogno di un Sorgi “Re Sole”. Così l’arresto di ieri ne blocca solo l’inevitabile ridimensionamento.
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