Tedeschini: volevano allargare il sistema

14 Ottobre 2016

L’analisi del procuratore capo e della pm Mantini: smagliature nella legge, così si cercano gli affari

PESCARA. «La normativa sulla ricostruzione presenta delle smagliature che aprono la strada a fenomeni come quello appena scoperto e che si potrebbero ripetere ancora». È un messaggio diretto a chi fa le leggi quello del procuratore capo facente funzioni Cristina Tedeschini. «Nonostante gli sforzi del legislatore per arginare il malaffare nella ricostruzione», dice Tedeschini, «non cessa l’istinto predatorio e si cerca sempre una strada». Un quadro desolante in cui «domina la logica del profitto», dice il procuratore, «secondo il solito tema dei soldi pubblici intesi come soldi di nessuno. Noi, invece, siamo sempre colpiti per quanto sia profondo e radicato l’istinto predatorio. Manca l’etica: il piano Abruzzo è stato redatto dai protagonisti e ideatori di questo meccanismo per fare un affare complesso. Questa vicenda nasce come un affare edilizio e il piano Abruzzo è un progetto scritto che abbiamo trovato e acquisito agli atti. Questa è una indagine particolare perchè c’è tantissimo materiale documentale». Sono le tangenti scritte nei contratti che raccontano di un Abruzzo visto come un piatto da divorare: «Ciò che colpisce», riflette la Tedeschini con la pm Anna Rita Mantini, «è la sicumera dei protagonisti della vicenda, che hanno messo nero su bianco gli accordi di spartizione dei lavori tra le ditte e approntato un vero e proprio piano Abruzzo, che connota la regione come un luogo di affari e come un piatto ricco alla loro mercè».

Secondo Tedeschini, l’ex colonnello dell’Esercito, Giampiero Piccotti, 80 anni, è la «testa pensante del piano Abruzzo»: il suo ruolo è stato quello di «deciso ideatore e progettatore di questo affare. Per i protagonisti», sottolinea, «questo è un affare economico che ha un suo fine. Non è un piano tutto di corruzione, ma di gestione e presa in carico di un evento di ricostruzione, finanziato da soldi pubblici, nell’ambito del quale se ci sono delle collaborazioni da remunerare, vengono remunerate. Se ci sono soggetti importanti da arruolare nell’ambito del piano, si arruolano».

Tra i termini più usati da Tedeschini e Mantini c’è «accaparrare». E la procura ipotizza una seconda fase seguendo i movimenti delle imprese da Bussi all’Aquila, culla dei grandi guadagni: «L’indagine può essere considerata a metà, poiché i soggetti coinvolti hanno manifestato, come appurato attraverso le intercettazioni, la volontà di estendere il proprio schema criminale ad altre zone del Cratere, in particolare alla città dell’Aquila. Dunque occorrerà verificare, coordinandoci con le altre procure, se questa volontà di penetrazione si sia effettivamente concretizzata». (p.l.)