Telefoni hackerati e voci clonate, si moltiplicano le truffe a Pescara

11 Febbraio 2026

Tra i casi segnalati all’associazione consumatori, un 18enne e un parroco derubati allo stesso modo: un falso dipendente delle Poste li ha chiamati invitandoli a versare la somma accreditata per sbaglio

PESCARA. Voci, numeri di telefono e siti web clonati, impossibili da riconoscere. Sono l’ultima frontiera delle truffe. Una piaga che dilaga e miete vittime ogni giorno dappertutto in Italia. Pescara compresa. Gli smartphone, ormai alla portata di tutti, giovani e anziani, sono terreno fertile per la nuova generazione di truffatori-smanettoni dell’informatica, abili a manipolare tutto con l’intelligenza artificiale e a far sparire i soldi dai conti correnti dei cittadini con facilità estrema.

«Il vero problema è la disuguaglianza sociale, la ricchezza si concentra in poche persone: il dieci per cento delle famiglie più ricche, possiede oltre otto volte la ricchezza della metà delle famiglie più povere del Paese. E le persone più povere - anziani, famiglie monoreddito e chi arriva con difficoltà a fine mese - sono quelle più facilmente truffabili perché sono senza tutele. Un problema che si è acuito con lo sviluppo degli strumenti tecnologici. Oggi le possibilità di truffa sono infinite. È un dramma: truffe bancarie, trading online, criptovalute, phishing e altre forme. Un rincorrersi di situazioni in cui l’unico obiettivo è mettere le mani nelle tasche dei più poveri, indifesi socialmente, legalmente e tecnologicamente», dice Vittorio Ruggeri, presidente del Codacons Abruzzo.

Un problema che possono risolvere «solo le società coinvolte, come le banche o Poste, a cui queste persone danno fiducia. Sono loro che hanno gli strumenti per farsi carico delle possibilità di truffa, individuando le difese necessarie per evitare che i clienti più deboli possano finire in trappola. Ci sono casi in cui le truffe nascono addirittura da personale interno. Per questo serve maggiore vigilanza. I clienti, quando diventano vittime, devono essere rimborsati. Purtroppo oggi la linea è diversa: si fa ricadere il 50% della responsabilità sul consumatore truffato. Ma se arriva una telefonata dal numero della banca e si chiede di aprire un link che rimanda al sito dello stesso istituto, e non c’è modo di capire che al telefono c’è un truffatore invece di un addetto, perché il cliente deve rimetterci una parte dei soldi quando denuncia di aver subito una truffa? È ingiusto. Il problema è che l’Arbitro bancario finanziario, strumento che serve per dirimere le controversie, fa capo alle banche e soggiace alle lobby bancarie. Non è più uno strumento di tutela dei clienti», prosegue Ruggeri.

Resistono le truffe nel settore elettrico e del gas con attivazioni non richieste. «Qui però è importante dire che viene in aiuto uno dei pochi articoli che punisce le aziende, il 66 quinquies del Codice del consumo: “Nulla è dovuto per servizi non richiesti”. Faccio quindi un appello: approfittate perché non dovete pagare nulla per servizi che non avete richiesto. Ci sono conguagli, fatturazioni presunte, contratti con prezzi indeterminabili».

Codacons tutela anche i cittadini-risparmiatori nelle controversie con istituti bancari o con Poste italiane. «Vogliamo parlare dei buoni fruttiferi postali prescritti? Riguardano quasi mezzo milione di italiani per oltre 500 milioni di euro. Poste è stata già multata dal garante per la concorrenza e del mercato per non aver informato correttamente i risparmiatori e non averli avvisati che i buoni stavano andando in prescrizione. Poste non restituisce i soldi ai risparmiatori che si presentano agli sportelli: è vergognoso. Noi stiamo facendo partire 80 cause per far recuperare soldi a piccoli risparmiatori».

Tra le decine e decine di casi segnalati a Codacons, due storie emblematiche accadute a Pescara negli ultimi gironi. «Un ragazzo di 18 anni riceve una telefonata dalle Poste che gli dice che ha ricevuto un bonifico di 11mila euro per errore e deve farne uno per la stessa somma a favore del conto a cui il denaro era destinato. Questo ragazzo aveva mille euro sul conto corrente e un piccolo risparmio di 10mila euro. È chiaro che chi lo ha truffato sapeva qual era la sua situazione patrimoniale. Lui si è fidato, ricevendo la chiamata da Poste e il link dal sito di Poste. Così ha fatto il bonifico e si è giocato tutto quello che aveva». E ancora: «A un sacerdote di Pescara hanno sottratto mille euro allo stesso modo. Doveva ricevere una somma dal Comune. Ha ricevuto una telefonata il sabato mattina in cui gli è stato detto che gli erano stati accreditati mille euro per errore, e che avrebbe dovuto fare un bonifico dello stesso importo per restituirlo per poi presentare la ricevuta agli uffici del Comune e alle direttrice delle Poste per recuperare i soldi che stava aspettando. Quando il lunedì è andato agli sportelli, gli è stato detto che l’ente non c’entrava nulla con quella richiesta di bonifico...».

Il problema è la vulnerabilità dei dati sensibili ormai presenti negli smartphone: «Vengono hackerati facilmente e così viene violata la privacy. Le compagnie telefoniche dovrebbero difenderci e garantire la nostra privacy. Dovrebbero vendere telefoni con software adeguati», spiega Ruggeri. Cosa consiglia il Codacons ai cittadini? «Di essere prudenti e cercare sempre di verificare. Non fare mai bonifici di sabato o di domenica, quando gli uffici sono chiusi. E, prima di farli, verificare, prendere tempo. Rispondere “ci risentiamo domani” può molto utile. Noi stiamo cercando di mettere in piedi una app per aiutare le persone a ricevere aiuto immediato in caso di tentativi di truffe».

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