Tentato omicidio col Coumadin Al processo sfilano i medici

27 Giugno 2019

In aula le testimonianze dei dottori che ebbero in cura Antonio Di Tommaso nel periodo in cui  la seconda moglie gli somministrava di nascosto dosi massicce del farmaco anticoagulante

PESCARA. Sfilata di medici nel processo a carico di Daniela Lo Russo e del figlio Michele Gruosso, accusati di tentato omicidio aggravato nei confronti del secondo marito della donna, Antonio Di Tommaso, piccolo imprenditore di Spoltore.
Nell’udienza di ieri il pm Rosangela Di Stefano ha concentrato tutti i medici che ebbero a che fare con questa vicenda, legata al fatto che, secondo l’accusa, i due imputati avrebbero cercato di uccidere Di Tommaso somministrandogli dosi di Coumadin, un farmaco che blocca la coagulazione del sangue. Insomma sarebbe stato una sorta di delitto perfetto se non fossero intervenuti i carabinieri con le loro indagini, nate da un episodio in cui la parte offesa venne aggredita da due uomini, anche loro sotto processo per lesioni personali. Un’aggressione studiata a tavolino, secondo l’accusa: combinata con l’assunzione di Coumadin avrebbe portato alla morte Di Tommaso.
«Il paziente aveva il 30 per cento di attività di protrombina e non assumeva Coumadin in ospedale», ha detto ieri al collegio il dottor Paolo Di Bartolomeo, all’epoca dei fatti, era luglio 2016, direttore del reparto di ematologia. «Ero stato coinvolto nella vicenda di questa persona», prosegue il teste, «perché era stato più volte ricoverato: episodi di sanguinamento nonostante i trattamenti con vitamina K che è un’antagonista del Coumadin. Era un caso anomalo e se ne discuteva in ospedale».
In effetti Di Tommaso, che nella precedente udienza aveva deposto affermando che la moglie lo pressava per assumere delle pasticche («che gli aveva dato il dottore: ma io», disse il teste, «ero stato visitato da quel dottore di cui parlava, ma non mi aveva dato alcun farmaco»), ha sempre sostenuto con i medici di non aver mai assunto il Coumadin.
«Questo farmaco», ha aggiunto Di Bartolomeo, «viene utilizzato da persone esperte per pazienti a rischio trombosi. Il principale effetto collaterale è quello di facilitare il processo emorragico, per questo il paziente viene sempre informato. Durante il ricovero di Di Tommaso», spiega ancora il professionista ai giudici, «mi contattarono i carabinieri del Nas per eseguire specifici esami del sangue al paziente».
I militari che seguivano la vicenda e avevano intercettato le telefonate degli imputati, avevano capito quale era la loro finalità e furono costretti a intervenire per scongiurare il peggio. Avevano peraltro acquisito anche delle riprese filmate di Gruosso che in alcune farmacie aveva acquistato dei medicinali esibendo ricette del loro medico di famiglia.
«Io non ho mai prescritto a nessuno della famiglia il Coumadin, né l’Adrenalina in fiale. Il timbro e la firma su quelle ricette sequestrate non erano mie», ha detto il dottor Enzo Falasca al Collegio, interrogato dal pm. E un altro teste, la dottoressa Giovanna Summa, dirigente medico di ematologia, che ricordava bene il paziente per i vari ricoveri, ha detto una cosa molto importante: «La vitamina K antagonista che gli veniva prescritta probabilmente non gli veniva somministrata: lo facevamo noi quando veniva ricoverato». Sentito anche il farmacista che all’epoca lavorava alla Farmacia Sebastiani e che riconobbe, nei fotogrammi che gli mostrarono i carabinieri, quell’uomo che si presentò con la falsa ricetta del dottor Falasca. «Venne un uomo con una ricetta per Adrenalina in fiale 100 e mi disse che era per un bambino», riferisce Gabriele Matricciani. «Mi sembrò strano e chiesi al titolare cosa fare e lui mi disse che se il medico gliela aveva prescritta... Il giorno dopo vennero i carabinieri e mi fecero vedere le immagini del cliente riprese dalla telecamera».
Sentito anche il dottor Giuseppe Colicchia che all’epoca era libero professionista alla clinica Villa Serena come chirurgo. «Visitai Di Tommaso che era accompagnato dalla moglie per un fatto emorragico, tanto che gli prescrissi di urgenza una gastroscopia. Ma poi non seppi più niente. Il ruolo importante», aggiunge il medico, «era quello della moglie: parlava sempre lei mentre il marito sembrava assente».
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