Teramo e L’Aquila, cosa c’è da fare

Tutte le priorità in 23 comuni del cratere che attendono il nuovo commissario
TERAMO E L’AQUILA. Le scosse sismiche che si sono succedute tra l’agosto del 2016 e il gennaio del 2017, in particolare quella del 30 ottobre 2016, hanno sconvolto la quotidianità di un’area di circa 8mila chilometri quadrati tra Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo.
Complessivamente i comuni del cratere - che è stato ingrandito strada facendo - sono 140, dei quali 23 abruzzesi. Di questi il grosso (16) è in provincia di Teramo, nella quale è stato pesantemente colpito anche il capoluogo. Nel dettaglio sono stati colpiti: Barete, Cagnano Amiterno, Montereale, Pizzoli, Campotosto e Capitignano in provincia dell’Aquila; Farindola, in provincia di Pescara; Campli, Castel Castagna, Castelli, Civitella del Tronto, Colledara, Cortino, Crognaleto, Fano Adriano, Isola del Gran Sasso, Montorio al Vomano, Pietracamela, Rocca Santa Maria, Torricella Sicura, Tossicia, Valle Castellana, tutti in provincia di Teramo, oltre al comune capoluogo.
In tutto il cratere gli sfollati sono stati 50mila (circa 7mila in Abruzzo, oltre 4mila a Teramo città) e quasi nessuno di loro è rientrato nelle proprie case. Per quanto riguarda Teramo, e non solo, la ricostruzione 2016-17 è al palo non perché lo Stato non abbia stanziato risorse, ma perché queste non sono state spese. Si calcola che tra Marche, Lazio, Umbria e Abruzzo siano arrivati 22 miliardi di euro, ma siano stati impegnati appena 49 milioni. Colpa, evidentemente, di una normativa troppo complessa e farraginosa, che in diversi comuni abruzzesi si è complicata ulteriormente per la sovrapposizione dei danni del cratere 2009, ma anche di un’insufficiente dotazione organica degli uffici preposti a smaltire le pratiche.
Passiamo all’Aquila. Il problema principale, la vera priorità, oltre ai fondi da stanziare (servono altri 4 miliardi per la ricostruzione privata) e la ricostruzione pubblica ferma praticamente da 11 anni, è il doppio binario. Che il sindaco Pierluigi Biondi spiega in modo chiaro: «Rilevo che anche il cratere 2009 non attraversa un momento semplice. Il presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, ha trattenuto per sé la delega alla ricostruzione lasciando, di fatto, territori da 11 anni terremotati senza un interlocutore con cui poter dialogare e confrontarsi costantemente. Sono ancora molte», spiega Biondi, «le sfide che L’Aquila e gli altri 56 comuni del cratere 2009 devono vincere per concludere il percorso di rinascita, come ho ricordato nell’appello consegnato al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e che sta raccogliendo autorevoli adesioni sul territorio nazionale».
«L’auspicio», conclude Biondi, «è che il commissario Legnini, così come fece nel 2014 quando ricopriva l’incarico di Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega alla ricostruzione, convinca l’esecutivo nazionale a rifinanziare la ricostruzione dei comuni devastati dal terremoto 2009».

