Terme, negozi chiusi per protesta «Non fate morire Caramanico»

22 Giugno 2019

I commercianti abbassano le saracinesche e partecipano al consiglio comunale straordinario Martedì a Pescara vertice in Regione con i lavoratori e la società, presidio fisso in via Passolanciano 

CARAMANICO TERME . Serrande abbassate di tutte le attività commerciali ieri pomeriggio a Caramanico in segno di protesta per la mancata riapertura delle Terme e per consentire la partecipazione compatta di tutti i commercianti, albergatori, affittacamere al consiglio comunale straordinario, richiesto dal gruppo di opposizione guidato da Mario Mazzocca, sulla condizione dello stabilimento termale che per pesanti passività di bilancio, per le quali è in stato di liquidazione volontaria, non ha inteso riaprire le attività nella stagione 2019, profilando un stop totale e definitivo delle cure. Una eventualità che costituirebbe la fine non solo dell'offerta termale del centro montano, di lunghissima tradizione e riconosciuto tra i migliori dispensatori di cure di ogni tipo per la qualità delle acque che la Majella madre mette a disposizione, ma l'incrinatura irrimediabile dell'economia del paese che vive soprattutto di turismo termale, di accoglienza periodica e continua durante le stagioni calde di persone bisognose di cure e che nelle Terme di Caramanico hanno da sempre trovato efficaci rimedi e sollievo.
Il manifesto murale esposto dai componenti dell'Associazione dei commerciati e artigiani (Asca) è emblematico: «Aiutateci a non far morire Caramanico». L'aiuto viene richiesto alle autorità a qualsiasi livello e competenza, ci si fida delle azioni degli amministratori, si confida nella Regione per scongiurare la chiusura. Tanto che per il 25 giugno, alle 12, l'assessore regionale Febbo ha convocato tutti in Regione: sindaco, società delle Terme, le 183 maestranze, sindacati, per analizzare a fondo la questione nella prospettiva di poter sboccare la situazione.
«Per quella data», ha fatto sapere Alessandra Di Simone della segretaria generale Filcams Cgil Pescara, «una ristretta delegazione di lavoratori, i sindacati Filcams Cgil e Fisascat Cisl saranno presenti alla riunione, avvertendo che daranno vita a un presidio fisso sotto la Regione in via Passolanciano a partire dalle 11,30 al quale aderiranno anche i commercianti di Caramanico».
Con queste premesse e nella consapevolezza che la Regione già da tempo avrebbe dovuto analizzare la proposta della minoranza Pd su un possibile piano di rientro della società termale, puntuali alle 17, ieri pomeriggio si sono trovati tutti nel palazzo comunale sciorinando tanti cartelli e slogan a sostegno della causa. Paese bloccato e tanta voglia di ascoltare buoni propositi e la messa in atto di azioni concrete. «Il danno al comparto socio-economico del comprensorio sta subendo un colpo che può rivelarsi letale», ha esordito Mazzocca, «a meno che la Regione non intervenga subito utilizzando risorse economiche disponibili e norme già esistenti. E' necessario che ci si attivi per poter impiegare i 900mila euro stanziati per la legge di stabilità 2019, volti alla qualificazione sanitaria nel settore termale secondo il modello assistenziale in base alle linee di indirizzo dell'agenzia sanitaria regionale che conferma gli obiettivi per la risoluzione della crisi delle Terme di Caramanico e avviare la sperimentazione di un modello organizzativo assistenziale che, senza gravare di maggiori oneri il servizio sanitario regionale, sia in grado di ottimizzare i risultati sotto l’aspetto clinico e organizzativo».
«In linea di principio, ciò che chiede la minoranza è condivisibile», ha detto il sindaco Luigi De Acetis, «E' che noi siamo qui ad amministrare solo da tre settimane e non c'è stato tempo per prendere in mano ogni situazione. L'ufficio della Regione Abruzzo che concede l'autorizzazione all'esercizio termale, pretende che lo stabilimento sia riaperto per i tre mesi estivi, dal 15 giugno al 15 settembre, intimando alla società di riaprire i battenti e visto che già sono trascorsi i termini, aspetta la comunicazione di riapertura. E' questa evidentemente una azione di forza, che tra l'altro aveva caldeggiato anche l'ex sindaco Simone Angelucci per sbloccare la situazione e soprattutto per avere risposte concrete dalla società delle Terme e dalla stessa Regione». La seduta si è conclusa con la richiesta della minoranza dell'approvazione di un documento composto da cinque punti, che sono passati tutti.