Tifoso leccese accoltellato per vendetta

20 Maggio 2019

Pescara vecchia, accerchiato e ferito perché cantava cori giallorossi con due amici. La Digos sulle tracce dei responsabili

PESCARA. Per le strade di Pescara vecchia si è messo a cantare le canzoni della sua squadra, il Lecce. Alle tre di notte, mentre se ne stava tornando a casa con un amico, originario di Galatina come lui (provincia di Lecce), e con un altro amico pescarese. Ma quei coretti da stadio li ha sentiti chi non doveva. Li ha sentiti chi, con i leccesi, ha un conto aperto dopo l’assalto subìto dagli ultra biancazzurri il 31 marzo scorso alle porte della città salentina. E con una coltellata sferrata tra l’ascella e il petto, quel qualcuno lo ha azzittito. Provocandogli, fortunatamente, una ferita poco profonda, sul lato destro del torace, che secondo i medici del pronto soccorso guarirà in 25 giorni. Ma a T.S., 33 anni, poteva andare peggio, se uno dei due amici non fosse riuscito a rifugiarsi in un locale e a chiamare la polizia. È successo in via Conte di Ruvo nella notte tra sabato e domenica.
I dettagli dell’aggressione, su cui stanno lavorando i poliziotti della Volante intervenuti sul posto insieme con un’ambulanza del 118, li hanno raccontati vittima e testimoni. E dall’alba di ieri, gli investigatori della Digos, diretta da Leila Di Giulio, stanno lavorando a tutto tondo per dare un nome e un volto al responsabile e agli altri che erano con lui. L’ipotesi investigativa ritenuta più verosimile rispetto ai fatti narrati, per ora è quella dell’ostilità tra le due tifoserie. Ostilità storica, e rinforzata dalla guerriglia scatenata alle porte di Lecce dai tifosi salentini che un mese e mezzo fa hanno assaltato con bombe carta, mazze e fumogeni la carovana di pescaresi in trasferta per il recente match Lecce- Pescara.
Un precedente, sono convinti gli investigatori, strettamente legato alla sanguinosa aggressione di ieri notte che ha tutto il sapore della vendetta. Almeno stando a quanto riferito, e in attesa dei riscontri delle telecamere della zona che potrebbero aver ripreso i responsabili.
Intanto, i fatti ricostruiti dalla vittima e dai due amici che erano con lui, raccontano di un terzetto che alla fine del sabato sera trascorso tra i locali di Pescara Vecchia, intorno alle 3 decide di rientrare a casa. Sono pugliesi, ma per motivi personali di studio o di lavoro, non ancora chiariti, abitano in città. Lungo il tragitto per riprendere la macchina i due pugliesi iniziano a canticchiare cori e sfottò della squadra del cuore.
Qualcuno, presumibilmente ancora fortemente irritato per il trattamento riservato dai salentini ai biancazzurri, li sente e li rincorre. Li blocca, gli chiede spiegazioni, gli intima di smetterla. Ma quello che poi verrà ferito, senza lasciarsi intimorire, fa valere ragioni e fede calcistica. E replica a brutto mus: «Perché non posso cantare?». Un ulteriore affronto per quella banda di cinque- sei persone pronte a dargli una lezione. Tanto che, a freddo, uno di loro tira fuori un coltello da cucina e colpisce il “leccese” sul lato destro del torace, tra l’ascella e il petto. La situazione degenera, ma l’amico del ferito riesce a scappare e a rifugiarsi in un locale da dove chiama e chiede aiuto al 113.
Sul posto si precipitano Volante e 118. E mentre l’ambulanza trasporta il ferito in ospedale, i poliziotti iniziano a raccogliere testimonianze e identikit su cui ora stanno lavorando gli investigatori della Digos.
Decisivo, in queste ore, il riscontro delle telecamere.
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