Timy, il piccolo ucraino al primo giorno di scuola

15 Marzo 2022

A Palombaro il bambino di 5 anni di Kiev accolto dal sorriso dei suoi nuovi amici Il sindaco Di Martino: i bimbi hanno socializzato subito, tra loro intesa naturale

PALOMBARO. A Timy sono bastati 10 minuti, un asilo colorato, il sorriso di altri bambini per fare quello che ogni bimbo dovrebbe fare a 5 anni: giocare. Timothy ha 5 anni, viene da Kiev e ieri ha frequentato il suo primo giorno di scuola nell’infanzia di Palombaro. È arrivato nel paese ai piedi della Maiella guidato dal sindaco Consuelo Di Martino con sua mamma Nataliya. In macchina hanno percorso 2.500 chilometri per raggiungere la nonna Nadia che vive a Palombaro da anni. Con loro, però, non c’è il papà, rimasto in Ucraina, ma altri due nuclei familiari, 12 persone in tutto, che sono ospitate da domenica nel centro di accoglienza straordinario per immigrati richiedenti asilo (Cas). La struttura infatti ha destinato i 45 posti all’accoglienza dei profughi ucraini. E con Timy ora a Palombaro ci sono anche Darya, 3 anni, Polina 4 anni e i fratellini Daniel, 8 anni e Zlata 12 anni, pronti tra oggi e domani anche loro ad andare a scuola, per provare a non pensare, ogni minuto, alla guerra.
IL PRIMO GIORNO
Scarpette da tennis, tuta colorata, Timy entra a scuola stringendo forte la mano della sua mamma Nataliya che, come spiegato dal sindaco Di Martino, farà da mediatrice linguistica perché parla un po' l’italiano. Su di lui subito si posano gli occhi curiosi degli altri bambini intenti a giocare. «È come l’asilo in Ucraina», lo tranquillizza la mamma, che vede gli occhi un po’ spauriti del figlio. Occhi che si posano sui cartelloni, i disegni sulla pace e i fogli di "benvenuto" che hanno realizzato i bambini di Palombaro. Ci sono i colori giallo e azzurro dell'Ucraina, per farlo sentire un po’ a casa. Ma il timore del bimbo dura poco. Mentre la mamma parla con le maestre e il sindaco, Timothy è già al centro della stanza che gioca con gli altri bambini. «Ci siamo girati ed era sparito», racconta Di Martino, «perché toccava a lui nascondersi. Ci siamo guardate e abbiamo sorriso: i bimbi trovano sempre il modo di comunicare, con i gesti, i sorrisi».
E si sono dimostrati anche apprensivi. «Una bimba ha visto una ferita sulla mano di Timy e mi ha chiesto se si era fatto male per la guerra», riprende il sindaco, «l’ho tranquillizzata dicendo che era semplicemente caduto. Ora sono pronti a conoscere anche gli altri bambini che stanno ultimando la quarantena e i controlli sanitari che stiamo facendo in paese».
LE FAMIGLIE
Domenica sono arrivate nel Comune altre 12 persone, due nuclei familiari, accolti dal sindaco, dal parroco don Carlo Di Francesco, dal responsabile attività di Protezione Civile locale Concetto Giangiulio e dal maresciallo Luigi D'Ortona. «Un'accoglienza “istituzionale”, ma non formale, per dimostrare che tutta la comunità è con loro», spiega Di Martino. «È stato un momento di grande intensità. Le famiglie sono arrivate con i pochi oggetti e indumenti che sono riuscite a mettere nello zaino, stremate da un lungo viaggio: sono state per tre giorni ferme al confine. Hanno storie drammatiche, negli occhi l’orrore della guerra. Fuggono da Kiev e da un paese vicino. Adesso hanno bisogno di un po' di serenità e soprattutto i più piccoli hanno bisogno di andare a scuola, così possono mitigare la sofferenza per aver assistito a tanto orrore».
«E l'accoglienza a scuola è ispirata ai 3 valori fondamentali del modello pedagogico della “scuola senza zaino” che seguiamo a Palombaro: ospitalità, comunità e responsabilità», spiega la dirigente dell’Istituto Comprensivo di Casoli- Altino-Palombaro, Serafina D'Angelo.
«Come Timy anche gli altri bambini dovranno avere la possibilità di entrare a scuola sereni. Devono conoscere l’ambiente scolastico alla presenza del mediatore culturale e linguistico, devono avere la possibilità di essere ascoltati. E abbiamo anche la supervisione della psicologa scolastica Karen Cicolini. Insieme li aiuteremo a creare nuove relazioni e legami». La lingua? «Stiamo creando un lessico essenziale con traduzione anche in simboli per facilitare la conoscenza tra i bambini e con le insegnanti», precisa la dirigente.
NUOVI ARRIVI
E oggi sono attese altre 17 persone. «Sappiamo che sono altre famiglie, soprattutto donne e bambini», chiude il sindaco Di Martino, «siamo pronti ad accoglierle anche se non è facile, soprattutto per loro; famiglie strappate dalla propria terra, dalla casa, divise. Vyacheslav arrivato domenica parlando con la moglie, insegnante, diceva: «Chissà cosa troveremo, quando torneremo a casa».