Tombini e recinti rotti ecco la pineta dei pericoli

Viaggio nella riserva Dannunziana dopo il caso del papà caduto con il figlio in braccio E in tanti hanno paura per le frequentazioni: prostituzione e alcove tra la vegetazione
PESCARA. È una tarda mattinata qualunque nella riserva naturale della pineta Dannunziana, a Porta Nuova. Uomini di una certa età, 60-70 anni, siedono sulle panchine e parlottano tra loro. Poi si inoltrano nella vegetazione a ridosso del laghetto-cloaca a causa del guano depositato sul fondo. Uno di questi individui, con uno stratagemma, tenta di persuadere una donna a seguirlo nella boscaglia. E, convinto di non essere visto, mima all’amico il gesto di un rapporto sessuale. Prostituzione femminile e sesso omosessuale sono ordinaria quotidianità nel parco D’Avalos, oasi verde vanto della città. Che però non riesce mai a staccarsi di dosso l’immagine del degrado.
Per tanti fa paura girare da soli nella pineta, 53 ettari di terreno non particolarmente curato con le toilette ristrutturate ma sempre chiuse e due porte di calcio arrugginite che si abbracciano circondate da sterpaglie. I cittadini hanno una percezione di insicurezza: «Abbiamo paura», dice un residente di San Silvestro, «la sera c'è un traffico spaventoso di prostitute, uomini e donne che entrano ed escono dai cespugli». «È migliorato nel tempo questo parco, ci sono tanti giochi ed è più pulito», osserva una famigliola di Ortona in vacanza in città, papà Diego Sanvitale e mamma Marina Donatangelo col piccolo Giacomo, «ma ci vorrebbe maggiore vigilanza». Qualche minuto dopo si materializza una macchina dei carabinieri in perlustrazione: il mezzo procede lentamente sul tracciato di asfalto che si inoltra nel parco che apre alle 8 e d’estate chiude dopo le 21.
Intorno al percorso vita corrono ragazze e ragazzi. Su un tombino divelto, di cemento, si corre il rischio di inciampare, a piedi o in bici. Proprio mercoledì scorso è accaduto anche a un papà che è finito nel tombino trappola mentre teneva in braccio il figlio di 19 mesi.
Il panorama del lago è suggestivo anche con quel pino spezzato che giace disteso a pelo d’acqua e divenuto nascondiglio di tartarughe, carpe, anatre selvatiche e uccelli migratori che nidificano sulle sponde del lago. Una immagine, quella dell’albero disteso sull’acqua, che ha irritato un turista milanese, Giuseppe Di Marzo, sposato con la pescarese Alessandra Tomei. Ambientalista convinto, l’uomo ha inviato numerose lettere agli amministratori locali per sollecitare la pulizia dei fondali dello specchio d’acqua. «Per ora non è possibile, mancano i fondi anche per sperimentare la ripulitura con i batteri e gli alberi caduti hanno una loro funzione naturalista e una valenza nell’ecosistema. L’importante è che i rami non ostruiscano il percorso vita», spiega Paola Marchegiani, assessore con delega alla Riserva dannunziana e al Piano di Assetto naturalistico che sta per essere discusso in consiglio comunale. L’assessore aggiunge anche che all’interno dell’Aurum è stato costituito un centro visite con dispositivi tecnologici, che stanno per essere varati, e che consentiranno a cittadini e turisti di conoscere tutti i segreti della riserva attraverso un touch screen. E anticipa che il Comune è vincitore di un bando per 340 mila euro di fondi europei per realizzare, entro un anno, delle green ways all’interno dell’area verde con percorsi riservati a disabili che visiterano il parco a bordo di speciali macchinine. Infine, l’assessore rende noto che il centro di educazione ambientale, nelle vicinanze del campo di bocce, è stato affidato in gestione, con una gara, alle cooperative Il Bosso e Maja.
Un quadro naturale, quello lacustre, completato dalla vecchia barchetta che un tempo veniva usata dagli sposi per gli scatti da conservare nell’album di nozze e oggi utilizzata dai giardinieri per rimuovere i tronchi che galleggiano nell’acqua schiumeggiante di polveri di pioppi. Una transenna, intorno allo specchio d’acqua, chiude una pericolosa apertura creatasi dal crollo di un pezzo di staccionata di legno. In alcuni tratti si notano mucchi di legna da rimuovere, in altri le sterpaglie nascondono altre recinzioni di legno rotte in più punti.
Un cittadino della zona, Antonio Taraborelli, si indigna: «All’appello mancano 1000 alberi caduti a causa delle calamità naturali e mai sostituiti».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

