Torna a risuonare la conchiglia di Eriberto

17 Agosto 2015

Tartarughino, festa in spiaggia in nome del mitico fondatore. E si pensa a ripristinare il nome

PESCARA. È tornato a suonare il “corno”, la conchiglia keniota di Eriberto Mastromattei ed è successo nel giorno clou dell’estate, ferragosto, sulla sua amatissima spiaggia che oggi si chiama Tartarughino. Ma forse ancora per poco. Anita Mastromattei, voce storica, da 26 anni, di Radio Parsifal e Radio California e secondogenita del mitico Eriberto, la stessa che a ferragosto, con una lunga pernacchia («soffiarci non basta», spiega lei stessa) ha fatto riecheggiare la conchiglia del padre scomparso a ottobre del 2008 , annuncia infatti la bella proposta arrivata a lei e ai suoi fratelli dagli attuali proprietari del Tartarughino, Gianni Di Francesco e Anna Di Giambattista: ridare allo stabilimento il nome Eriberto, per ricordare per sempre il suo vulcanico fondatore e per non mandare persa la storia dell’epoca che Eriberto ha segnato.

«Gli attuali proprietari ci hanno chiesto se potevamo rimettere il nome allo stabilimento e noi figli siamo felicissimi di accogliere questo desiderio», spiega Anita, «anzi li ringrazio per avercelo chiesto, per noi è una cosa bellissima, un modo per non far dimenticare nostro padre. Ma ci sono ancora degli inghippi burocratici da superare, speriamo di farcela per la prossima estate».

Intanto i clienti storici e chi ha conosciuto le genialate di Eriberto, a ferragosto hanno potuto rivivere quel clima con la festa che proprio Anita ha organizzato sulla spiaggia del Tartarughino su invito della nuova titolare. «È stato un bel successo», racconta ancora Anita, «quella conchiglia non risuonava da parecchio tempo, l’avevo ripresa quando si è sposato mio fratello Luca, ma è stato bello perché papà ci teneva a festeggiare il ferragosto insieme ai clienti e ai suoi amici. Anna mi ha chiesto di organizzare il ferragosto insieme a lei, che ha collaboratoto con i suoi dipendenti e alla fine siamo riusciti a ricreare quel clima. È stato un ferragosto speciale, tra commozione e allegria, ricordando i tanti aneddoti e episodi che ci ha lasciato papà. E neanche a farlo apposta si è riproposta una situazione che accadeva spesso con lui: quando è arrivato il carrettino dei gelati che doveva scendere sulla spiaggia abbiamo chiesto aiuto, come faceva fare sempre papà quando doveva ritirare lo scivolo altissimo che avevamo sulla spiaggia, o la paranza o il motoscafo, o il serpentone di 500 metri che portammo a riparare in 40 persone fino a via Muzii. E in quel momento è riecheggiata la frase che papà diceva sempre: si puzza murì chi nin ci mett’ la forza».

(s.d.l.)

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