Gennaro Varone, pm con la passione per la musica

L'INTERVISTA

Torna il pm Varone, canzoni e musica per la solidarietà 

Concerto di beneficenza al Flaiano per l’associazione Amico. E sulle inchieste sui politici dice: ho fatto sempre il mio dovere

PESCARA. Torna a Pescara non per indagare sul malaffare della pubblica amministrazione ma per salire sul palco del teatro Flaiano, l’11 giugno alle 21, e cantare per solidarietà. Gennaro Varone, il magistrato che ha indagato sui politici pescaresi, ora è pm a Roma.
Varone torna a Pescara: dica la verità, aveva nostalgia della città?
«Non posso che avere nostalgia della città in cui sono i miei più cari affetti familiari: ovviamente, non li ho abbandonati. Non ho nostalgia dell’ufficio che ho lasciato, avendo sentimento di avere fatto quanto mente e cuore mi hanno consentito, senza mai alcun calcolo di convenienza, per la nostra comunità. Dunque, senza rimpianti, né grandi ripensamenti».
Da pm di Roma, ormai lontano, come descriverebbe la Pescara e l’Abruzzo di oggi?
«Preferisco da uomo che ha un particolare punto di vista sul mondo. A mio avviso, tutti noi dovremmo essere fermi nel muoverci sul piano visibile della piena trasparenza e non cedere alla tentazione di scendere nel garage dei rapporti personali occulti».
È innegabile che le inchieste di Varone abbiano messo in luce i punti oscuri della pubblica amministrazione. Ma, alla luce delle sentenze emesse, ritiene che il suo ufficio abbia svolto al meglio il proprio lavoro?
«Voglio ricordare che quelle indagini sono state svolte sotto la responsabilità mia e del procuratore della Repubblica dell’epoca, Nicola Trifuoggi. I tentativi – mi sembra di coglierli ogni tanto – di scarico delle iniziative assunte sull’avventatezza dei poliziotti sono poco eleganti e, lo posso testimoniare, per niente colgono nel segno. Aggiungo: con me hanno collaborato uomini e donne i quali hanno adempiuto al loro compito con lealtà ed onore. Ogni altra definizione è irricevibile. Ciò detto, ritengo di avere agito come i doveri di ufficio mi imponevano».
Perché ha deciso di lasciare la Procura di Pescara?
«Quindici anni nel medesimo ufficio inquirente sono davvero tanti: dovevo cambiare, necessariamente. In quel “necessariamente” sono condensate valutazioni di vario genere. Ma avendo già lodato il parametro dell’eleganza quale distintivo di una condotta, non posso che applicarlo anche a me. D’altro canto, Roma non è soltanto un ufficio grande ma anche un “grande ufficio”, sotto ogni aspetto più qualificante, con moduli organizzativi e competenze che giungono all’eccellenza. Quindi, per me, una scelta fortunata».
Il prossimo concerto s’intitola “Dammi una storia”: quale sarebbe una bella storia per lei?
«È la vita a essere una storia meravigliosa e io alla mia sono infinitamente grato. Compito del musicista è metterne in musica e parole una che sappia di universalità. Le storie individuali sono tutte importanti: se saremo bravi, ognuno riconoscerà la sua nelle canzoni. Il brano di apertura inizia, appunto, con queste parole “Dammi una storia, ci metto le note …”».
E una storia brutta?
«Un’Italia che non sa del proprio valore, acriticamente convinta (fortunatamente, sempre meno) che, in Europa, chi decide, decida sempre per il meglio di tutti; quando, al contrario, in sede europea operano anche rapporti di forza e maggioranze profondamente contrari agli interessi e ai valori della nostra comunità; al valore della solidarietà, innanzitutto, propriamente italiano e del quale, come italiano, sono orgoglioso».
Lei canta e suona per solidarietà: è un modo per mettersi al servizio degli altri e per dire che tutti dovrebbero fare qualcosa per gli altri?
«Credo di avere appena risposto. È il mio modo di dire che occorre sapere stare insieme soltanto per la bellezza di farlo. Per il piacere di sentire che la nostra storia ci appartiene: come insieme di uomini e donne e non soltanto individualmente. Se ognuno sentisse l’orgoglio di essere una risorsa per chi gli è accanto, molte cose cambierebbero».
Il ricavato andrà all’associazione Amico: un pensiero su questi volontari?
«L’associazione ha una grande e infaticabile presidente, l’avvocato Marisa Auletta, e collaboratori gioiosi ed entusiasti. Ma sono stati bravissimi anche i musicisti che mi permetto di ricordare: Maria Michela Varone, pianista, Giacomo Chiulli, batterista, Stefano De Berardinis, chitarrista elettrico, Antonio Giancola, bassista, Marco Di Giulio, chitarrista e “poliziotto buono” del gruppo (perché io sarei quello cattivo ...), Angelica Pompeo, voce e cori. Aspettiamo la comunità al Flaiano: sconsigliato a chi teme le emozioni forti».
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