Tra le vie del quartiere fantasma

La gente chiede una prova a Lega e M5S: «Dimostrino che sono il cambiamento»
GENOVA. All'ingresso del quartiere, cento metri prima della zona rossa, la scritta sul muro la vedono tutti: «perché quello che lasci non va più via». L'ha fatta nel 2006 un ragazzo innamorato ma per la gente che abita sotto il ponte ora è come se fosse lì solo per loro. «Non torneremo più e non dimenticheremo mai».
Le case sotto il ponte Morandi l'hanno costruite per i ferrovieri, una decina di palazzine a più scale, strette tra i binari. Treni di qua, treni di là. Ad ogni ora.
Poi negli anni sessanta è arrivato lui, il «mostro sopra le nostre teste». Hanno pure tagliato una parte del tetto di due palazzine per farci entrare il pilone.
«La guerra tra poveri non serve a nessuno» hanno scritto sul muro d'ingresso. Qui ci abita gente che lavora, assieme a vecchi portuali in pensione, donne che parlano solo spagnolo e ragazzini che hanno nomi sudamericani e ogni tre parole è un 'belin'. Immigrati di seconda generazione, figli di gente arrivata dall'altra parte del mondo per lavorare a testa bassa.
Quando entri nella zona rossa, tra via Walter Fillak e via Enrico Porro, istintivamente cerchi la maschera antigas: sembra di essere in uno di quei posti dove è esplosa nelle vicinanze una centrale nucleare e tutti sono fuggiti lasciando ogni cosa al suo posto. È tutto immobile: le auto parcheggiate bene e i motorini lasciati in mezzo alla strada.
«Io qui ci sono nato, sotto al ponte - dice Fabio Lisci mentre i vigili del fuoco lo accompagnano a riprendere qualcosa in casa - Ci nasci, ci convivi ma non ti ci abitui mai, pensi sempre che possa cadere anche se poi non ci credi mai fino in fondo. Neanche l'altro giorno quando l'ho visto venire giù ci ho creduto».
Il silenzio è pesante. Alzi lo sguardo e proprio sopra la testa incombono gli stralli arrugginiti del ponte.
«Anche se non ce lo dicono lo abbiamo capito da soli, perché quel ponte ce l'abbiamo sopra la testa da 33 anni - Giuseppa Taormina è sicura - Abbatteranno casa mia, da un giorno all'altro ci hanno tolto tutto e ora siamo qua, senza nulla. Se ci daranno la casa? Voglio vedere che non ce la danno la Lega e i Cinquestelle. Li abbiamo votati anche noi sai? Abbiamo avuto per 50 anni politici che non hanno fatto nulla, loro promettono di cambiare. Bene, ora hanno l'occasione per dimostrarlo».
L'amica Maria scuote la testa. In questo momento non le importa nulla di quel che sarà. «Provate a mettervi nei miei panni, nei panni della gente che ha perso tutto in un istante. Non c'è proprio nulla da dire».
Valeria e Gabriel Manzueta attendono che gli dicano qualcosa, che gli facciano sapere dove andranno visto che a casa non possono tornare. Lui lavora al Bingo, lei è disoccupata. Anche loro credono nel governo Lega-5s. «Non abbiamo mai avuto fiducia nei governi passati ma in questo sì - dice Gabriel serio - ci hanno fatto sentire che faranno qualcosa, Salvini ha già bloccato gli sbarchi. Ora vediamo se sono davvero quelli del fare».

