Trabocchi, la Regione va allo scontro

Ecco il ricorso alla Corte costituzionale contro il Conte bis per difendere la legge sui trabocchi bocciata dall’ex Governo
PESCARA. Il Conte-bis è appena nato ma la Regione di Marsilio va già allo scontro. Il nuovo governo Pd-M5S infatti eredita dal vecchio esecutivo il ricorso alla Corte Costituzionale contro la legge abruzzese che salva i ristoranti sui trabocchi. E proprio ieri, mentre in tv sfilavano i volti dei nuovi ministri, l’esecutivo regionale di centrodestra decideva di costituirsi in giudizio davanti alla Consulta per difendere, fino allo stremo, la propria legge sui ristoranti con vista mare lungo la costa teatina. L’atto di giunta sarà formalizzato lunedì prossimo ma il Centro è in grado di svelarne il contenuto.
INVASIONE DI CAMPO. Ecco i punti principali dell’atto con cui la Regione confuta le tesi dell’ex Consiglio dei ministri. Era il 31 luglio scorso quando il Cdm autorizzava l’impugnazione davanti alla Corte costituzionale della norma per il recupero e la valorizzazione dei trabocchi abruzzesi. Il passaggio chiave del ricorso dell’ex governo è questo: «La legge regionale è invasiva della competenza legislativa statale nella materia della tutela del patrimonio culturale e del paesaggio». Cioè la Regione Abruzzo ha sconfinato dai propri poteri legislativi invadendo il campo dello Stato. Come risponde la giunta Marsilio attraverso l’avvocatura regionale?
BOTTA E RISPOSTA. In via preliminare viene contestato al Consiglio dei ministri l’eccessiva genericità del proprio ricorso: «L’impugnativa deve fondarsi su una motivazione adeguata e non meramente assertiva». Da qui la richiesta prioritaria d’inammissibilità dell’impugnazione davanti alla Consulta. Andiamo avanti.
La Regione sottolinea poi di non aver avuto alcuna intenzione di favorire i ristoranti aperti su una buona parte dei trabocchi della costa sud: «Lungi dall’accordare un evidente favore ai servizi di ristorazione nei trabocchi, il legislatore regionale ha piuttosto inteso disciplinare consapevolmente l’uso degli stessi assicurandone le migliori condizioni di fruizione al fine di promuoverne la conoscenza e lo sviluppo anche oltre i confini regionali e nazionali».
I METRI QUADRATI. Il controricorso prosegue sottolineando come il legislatore regionale, nella legge impugnata, «non si è limitato solo a stabilire i limiti massimi di superficie utilizzabile (160 metri quadrati, ndr) ma anche una serie di disposizioni per favorire le condizioni di conoscenza e conservazione dei trabocchi assicurandone, nel contempo, l’utilizzo sicuro, adeguato agli standard igienico-sanitari e rispettoso delle norme vigenti sulla antincendio».
DOPPIA REPLICA. Ci sono poi altre due contestazioni alle conclusioni alle quali è giunto l’ex Consiglio dei ministri. La prima: «Tutto ciò finora scritto chiarisce in modo evidente l’ambito materiale di riferimento dell’intervento legislativo regionale», si legge nel controricorso, «un intervento che non è quello della tutela dei beni culturali ambientali, di potestà esclusivamente statale, bensì quello della valorizzazione degli stessi che è di potestà legislativa regionale».
La seconda contestazione smentisce l’esclusione della Sovrintendenza: «Ad ogni buon conto, in vista della predisposizione del progetto di legge sui trabocchi», scrive la Regione, «l’assessore regionale competente, Nicola Campitelli, ha attivato una procedura concertativa finalizzata all’illustrazione e condivisione dei contenuti di quella che sarebbe diventata la legge regionale numero 7 del 2019».
In particolare c’è stato un incontro, il 7 maggio 2019, in via Passolanciano a Pescara, «a cui sono stati invitati ed hanno partecipato i rappresentanti della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio dell’Abruzzo». Che quindi non sono stati esclusi dalle decisioni, come invece sostiene il Consiglio dei Ministri.
SPETTA AI COMUNI. E per ciò che riguarda una presunta interferenza della legge con i piani demaniali marittimi comunali, come sostiene sempre il Cdm, la Regione ribatte: «La norma prevede che ogni Comune, territorialmente interessato dalla presenza di trabocchi, deciderà se e in quale misura avvalersi della facoltà di ampliamento data dalla legge regionale». Passiamo così alla contestazione sostanziale che l’ex governo fa alla Regione, e che il nuovo governo ha ereditato da ieri.
NESSUN CONDONO. Si riferisce alla possibilità di aumentare le superfici dei ristoranti realizzati sui trabocchi che però l’esecutivo abruzzese smentisce in modo secco: «La norma regionale non consente alcuna trasformazione del bene, al contrario prevede espressamente il divieto assoluto di modificarne le caratteristiche costruttive e originarie, e di utilizzare materiali quali legno lamellare, plastica o metalli, diversi da quelli naturali originali».
Allo stesso modo viene respinta al mittente la parte del ricorso dell’ex Governo che censura la possibilità di ampliare le passerella fino a un massimo di 2 metri di larghezza: «Si tratta», ribatte la Regione, «non solo di un limite massimo ma anche di un modo per consentire la fruizione del trabocco da parte delle persone diversamente abili».
IL RISPETTO. L’ultima parte del controricorso taglia la testa al toro. La legge sui trabocchi «non permette assolutamente alla Regione di appropriarsi di poteri altrui ma ribadisce che negli interventi di recupero, utilizzazione e ristrutturazione restano fermi i pareri, le autorizzazioni e i nullaosta delle autorità competenti, laddove sono previsti dalla normativa statale, nonché le prescrizioni in materia poste da norme ambientali o paesaggistiche nazionali e regionali».
La parola passa ai giudici della Consulta con un ultimo appunto di Mauro Febbo, assessore al Turismo: «La legge aveva il chiaro indirizzo a regolarizzare l’utilizzo dei trabocchi mediante fissazione di criteri, parametri e presenze sia per adeguare l’attività di ristorazione svolta sia per evitare l’utilizzo non controllato. Mi sembra che questo non sia stato eccepito permettendoci di salvare la stagione turistica dal punto di vista economico e d’immagine».

