Tracciato con buche: via Regina Margherita è tutt’altro che green

Le radici sollevano la strada, creando dossi e sgretolando l’asfalto. I ciclisti: «Pedalare qui è un pericolo continuo»
PESCARA. Le radici sollevano la strada, creando dei veri e propri dossi. In altri punti, l'asfalto si è sgretolato, aprendo delle grandi buche. Pedalare in bici lungo la pista di viale Regina Margherita, specie in direzione sud - nord, da piazza Salotto a viale Muzii, è una vera sfida a ostacoli che diventa ancora più ardua, quando ci si imbatte in qualche furgone che effettua le operazioni di carico e scarico merci, sostando lungo il tracciato dedicato alle due ruote. «Per realizzare una ciclabile, non occorrono grandi opere. Una mano di vernice è più che sufficiente», commenta la signora Ada. «Questa pista è molto comoda, peccato solo per le radici degli alberi, che possono creare un pericolo. Altro problema sono i cordoli di separazione dalla carreggiata, che ritengo eccessivi e invadono la strada inutilmente». «Meglio fare una pista nera in montagna, che non percorrere questa ciclabile», ironizza una signora. «È un pericolo continuo, con tutte queste buche, radici e avvallamenti. Se si procede da piazza Salotto fino a viale Muzii, è necessario scendere e risalire dalla bici spesso per evitare di cadere». «Credo che questa ciclabile sia comoda e abbastanza sicura», commenta Ivanna Stetsyuk, «I cordoli così larghi garantiscono la nostra incolumità. Unico neo, le radici che ti costringono a invadere l'altra corsia per evitarle». Parla di vere e proprie montagne russe Gino De Palma che specifica: «Vengo da Montesilvano e questa è sicuramente la ciclabile più brutta e insicura. A parte le radici e le buche, anche tutti gli incroci sono molto pericolosi».
Una voce fuori dal coro è quella di Marco D'Annunzio, che percorre il tratto ciclabile di viale Regina Margherita anche 10 volte al giorno e lo ritiene «fin troppo largo. Le piste ciclabili dovrebbero essere più agili, come in Olanda, a una corsia sola, alternata. In questo modo, la convivenza con le auto diventa decisamente più pacifica. Anche questi cordoli sono eccessivi. Credo che siano sufficienti a filo strada». «È un tratto troppo breve, scollegato dalle altre piste», afferma Maria Vidale, originaria del Veneto, dagli anni 70 in Abruzzo. «Uso da sempre la bici. I disagi derivano dalle persone poco educate alla mobilità sostenibile, che parcheggiano in doppia fila o non stanno attente a chi utilizza le ciclabili». «Pescara meriterebbe più tratti dedicati a noi ciclisti, collegati tra loro», aggiunge Vittoria De Massis, che per spostarsi usa solo la bicicletta. «Il vero rischio è quando non vi sono corsie preferenziali e si è costretti a passare tra le auto. Seppure con dossi e radici, almeno in questa parte di città c'è».

