Tragedia di Rigopiano: in 25 rischiano il processo

7 Febbraio 2019

La procura accusa Regione, Provincia, prefettura e Comune di Farindola

PESCARA. A poco più di due anni dalla tragedia di Rigopiano, dove persero la vita 29 persone rimaste sepolte sotto le macerie dell'hotel spazzato via da una valanga il 18 gennaio 2017, arriva la richiesta di processo per i 25 indagati. Il procuratore Massimiliano Serpi e il sostituto Andrea Papalia, hanno firmato la richiesta di rinvio a giudizio della quale dovrà ora occuparsi il giudice per l'udienza preliminare Gianluca Sarandrea che dovrà fissare la data per la prima di una lunga serie di udienze che probabilmente saranno necessarie per definire un procedimento così complesso e delicato, composto peraltro da una montagna di documenti.
LA SUPERFICIALITÀ Dall'avviso di conclusione delle indagini alla richiesta di processo, non è cambiato nulla nella sostanza del fascicolo che individua i presunti responsabili di quella "strage", figlia di atteggiamenti spesso superficiali di alcuni dei protagonisti: amministratori pubblici, dirigenti, tecnici e della prefettura di Pescara che era chiamata a svolgere il suo ruolo di massima autorità sul territorio quanto a coordinamento delle emergenze prima e dopo la valanga.
Un'inchiesta dove si è evidenziato anche un colossale difetto di comunicazione che ha finito per determinare poi scelte sbagliate e soprattutto una inadeguatezza dei ruoli di chi avrebbe dovuto affrontare la situazione prima e dopo la valanga con maggiore professionalità. Soltanto il processo che seguirà potrà comunque fornire, sotto questo aspetto, un quadro più chiaro di quanto accadde in quei giorni e di come le amministrazioni pubbliche coinvolte, Regione, Provincia, Comune di Farindola e soprattutto Prefettura, affrontarono le varie emergenze.
29 VITE SPEZZATE Il risultato al momento è soltanto uno: 29 vite spezzate. Ospiti e lavoratori dell'hotel che già il giorno prima della tragedia avrebbero voluto abbandonare quel resort di lusso, ma furono costretti a quella fine solo perché l'unica strada di accesso all'hotel era bloccata. I magistrati hanno dunque cristallizzato l'impianto accusatorio già noto e confermato le ipotesi di reato a carico degli indagati che erano stati distinti per la loro appartenenza alle istituzioni coinvolte.
I principali imputati restano dunque il sindaco di Farindola, Ilario Lacchetta, e l'ex prefetto Francesco Provolo. Insieme a loro anche l'ex presidente della Provincia, Antonio Di Marco, con Paolo D'Incecco e Mauro Di Blasio, rispettivamente dirigente e responsabile del servizio viabilità della Provincia; Giulio Honorati, comandante della polizia provinciale; Tino Chiappino, tecnico reperibile secondo il piano provinciale di reperibilità. E poi gli ex sindaci di Farindola, Massimiliano Giancaterino e Antonio De Vico, con il tecnico geologo Luciano Sbaraglia e il tecnico comunale Enrico Colangeli.
LA REGIONE. Per quanto riguarda la Regione Abruzzo, rischiano il processo Carlo Visca, direttore del dipartimento di Protezione Civile dal 2009 al 2012; Vincenzo Antenucci, dirigente del servizio prevenzione rischi e coordinatore del Coreneva dal 2001 al 2013; Antonio Sorgi, direttore parchi, territorio e ambiente; Pierluigi Caputi, direttore lavori pubblici; Emidio Primavera, direttore dipartimento opere pubbliche; Carlo Giovani, dirigente protezione civile; Sabatino Belmaggio, responsabile del servizio rischio valanghe fino al 2016.
LA PREFETTURA Della Prefettura, oltre all'ex prefetto la richiesta di rinvio a giudizio riguarda anche la dirigente e coordinatrice della sala operativa, Ida De Cesaris, e il vice prefetto Leonardo Bianco. Chiudono la lista Bruno Di Tommaso, gestore dell'albergo e legale rappresentante della Gran Sasso Resort (anch'essa indagata come persona giuridica); Paolo Del Rosso, l'imprenditore che chiese l'autorizzazione a costruire l'albergo; Andrea Marrone, consulente di Di Tommaso, e Giuseppe Gatto, tecnico che si occupò dei permessi a costruire.
LA CARTA VALANGHE Le complesse indagini, condotte dai carabinieri forestali guidati dal colonnello Annamaria Angelozzi (coadiuvata dal maresciallo Carmen Marinacci e dall'appuntato scelto Michele Brunozzi) si sono sviluppate su tre argomenti principali: la mancata realizzazione della carta valanghe (in capo alla Regione Abruzzo), che avrebbe permesso di individuare il rischio in quella zona e impedito quantomeno l'ampliamento della struttura; le presunte inadempienze relative alla manutenzione e sgombero della strada di accesso all'hotel; e quello che riguarda la questione dei soccorsi, con tutti i colpevoli ritardi che pesano enormemente soprattutto sulla Prefettura.
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