Trasgressori dei divieti: 15 denunce

Dallo sportivo diretto sulla Maiella ai giocatori di carte, ecco i primi irregolari. Si rischia il carcere nei casi più gravi
PESCARA. C’è lo sportivo pescarese che non può rinunciare alla montagna, beccato a Guardiagrele mentre tenta di raggiungere Pennapiedimonte alle pendici della Maiella per una giornata di trekking. Ci sono i quattro che a Vacri, nel Chietino, hanno appuntamento in casa di amici. C’è poi l’uomo che col treno ha raggiunto Pescara da un paese della provincia per andare a fare la spesa. E, infine, ci sono i nove nel circolo privato di Chieti sorpresi nel bel mezzo di un’appassionante partita a carte. Quindici trasgressori, tutti denunciati a piede libero, per la violazione dell’articolo 650 del codice penale, così come disposto dal decreto governativo sull’emergenza coronavirus. Sette di loro, stando a quanto accertato da polizia e carabinieri al primo giorno di controlli, non avevano la prevista autocertificazione con una valida e comprovata motivazione sanitaria, lavorativa o di necessità. Tutti gli altri stavano nel posto sbagliato. A Pescara, inoltre, è stata fatta chiudere una sala scommesse troppo affollata. Stessa sorte toccata a una sala giochi annessa a un bar del Teramano, dove non sono stati rispettati gli orari di chiusura.
In provincia dell’Aquila, finora, non risultano segnalazioni di trasgressori, anche se ad Avezzano ci sono state diverse denunce sui social per segnalare un inopportuno assembramento di giovanissimi nell’area attrezzata sulla Pietraquaria, nel Parco del monte Salviano.
I provvedimenti in vigore da ieri non sono un gioco da prendere alla leggera e quanti non rispettano le regole dettate per il contenimento del contagio rischiano grosso.
L’articolo 4 del Decreto del presidente del consiglio, Giuseppe Conte, al comma II testualmente recita: «Salvo che il fatto costituisca più grave reato, il mancato rispetto degli obblighi di cui al presente decreto è punito ai sensi dell’articolo 650 del codice penale». E che cosa accade in caso di inosservanza dei provvedimenti dell’autorità? Lo specifica lo stesso articolo del codice penale: «Chiunque non osserva un provvedimento legalmente dato dall’autorità per ragione di giustizia o di sicurezza pubblica, o d’ordine pubblico o d’igiene, è punito, se il fatto non costituisce un più grave reato, con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino a duecentosei euro». I reati più gravi ipotizzabili potrebbero identificarsi nella resistenza a un pubblico ufficiale (per esempio per chi fugge dalle zone presidiate dalle forze dell’ordine) o nel ben più grave delitto colposo contro la salute pubblica (a esempio se un infettato se ne va in giro o se non si rispetta la quarantena); nel caso più grave la pena può arrivare a 12 anni di carcere.
Rischierebbero grosso anche coloro che dovessero produrre autocertificazioni false: chi si sposta senza motivi comprovati da esigenze lavorative, situazioni di necessità o motivi di salute va incontro al reato di falsa attestazione o dichiarazione a un pubblico ufficiale sulla identità o su qualità personali proprie o di altri; è prevista la pena della reclusione da 1 a 6 anni. La veridicità dell’autodichiarazione (per gli spostamenti) potrà essere verificata anche con successivi controlli da parte delle forze dell’ordine. Ma devono prestare la massima attenzione anche i gestori di attività che non si attengono alle disposizioni: per loro è contemplata la chiusura dell’esercizio o dell’attività per un periodo da 5 a 30 giorni. La sanzione viene irrogata dal prefetto. Il Dpcm assegna agli stessi prefetti territorialmente competenti «lo specifico compito di garantire il rispetto dei limiti e delle regole previste», che potranno avvalersi di forze di polizia, vigili del fuoco e forze armate. Per quanto concerne il monitoraggio sull’andamento degli isolamenti domiciliari, come pure sulla mappatura e sulla diffusione del virus, il decreto individua gli operatori sanitari.
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