Tre lauree e lo sbarco su Facebook

La seconda primavera di “don” Michele: dal pianoforte all’ultima tesi dedicata al dadaismo
PESCARA. Per la terza laurea Michele D’Andrea aveva puntato sull’arte, dedicandosi a Marcel Duchamp. Il decano degli imprenditori stava vivendo la sua seconda primavera e si era rimboccato le maniche scegliendo di studiare. Ma D’Andrea non si era accontentato di una sola laurea ma di ben tre perché dopo le due in architettura nel 2007 e in giurisprudenza nel 2009 aveva chiuso il cerchio con la terza laurea all'università telematica Guglielmo Marconi di Roma discutendo la tesi in storia dell'arte dal titolo «La promozione dell'oggetto nell'arte dadaista: il ready made». D'Andrea, uno dei capostipiti della famiglia di noti costruttori edili di origini molisane ma da tantissimi anni trapiantati in Abruzzo, se n’è andato a 88 anni lasciando, accanto alle sue opere e ai suoi palazzi, anche il suo entusiamo. Ed è così che il costruttore era anche sbarcato su Facebook raccogliendo centinaia di richieste di amicizia e tanti messaggi di cordoglio che, ieri, sono stati lasciati dai suoi amici “virtuali”. Negli ultimi anni aveva anche deciso di iniziare a studiare il pianoforte senza comunque mai smettere di pensare a Pescara, a Montesilvano e al suo sviluppo senza riservare critiche alle varie amministrazioni. «C’è poca partecipazione», aveva detto una volta, «non solo dei politici di oggi, ma anche di quelli di ieri. Noi ce l’abbiamo messa tutta, ma spesso le nostre iniziative vengono smorzate: c’è un viale di palme bellissimo che da via Saline doveva arrivare fino a viale Europa, poteva essere un boulevard senza eguali, invece non lo fanno decollare». E alle polemiche di chi accusava i costruttori di aver messo in atto una politica di cementificazione selvaggia, sacrificando il verde e il paesaggio naturalistico D’Andrea rispondeva: «Ma non è assolutamente vero quando sono arrivato a Montesilvano, nell’area dei Grandi alberghi non c’era niente. Era una palude di 70 ettari con al centro un’unica struttura ricettiva. Noi, in base a quanto previsto dal piano particolareggiato, abbiamo disegnato ogni cosa da zero, offrendo alla città viali larghi e alberati, giardini e parcheggi oltre alle case e al cemento». (p. au.)
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