Tribunale blindato per i cittadini Una richiesta scritta per entrare

Ingresso consentito solo agli avvocati d’ufficio e a quelli di imputati sottoposti a fermo o arresto A forte rischio il processo Rigopiano. Il presidente Bozza: «Situazione delicata che affronteremo»
PESCARA. Dopo l'emanazione del decreto legge sull'emergenza coronavirus, anche il tribunale di Pescara ieri mattina era quasi blindato. Quasi perché l'ingresso era consentito soltanto agli avvocati, una limitazione che però è stata ulteriormente disciplinata nella tarda mattinata quando il presidente del tribunale, Angelo Mariano Bozza, al termine di una riunione con i vertici di palazzo di giustizia, ha emanato un provvedimento che disciplina, per il momento, quello che sarà l'ingresso nel tribunale stesso. Ieri mattina, l'utenza era stata bloccata dalla vigilanza che si trova nel presidio d'ingresso.
Molte le proteste di cittadini che lamentavano urgenze. Qualcuno doveva assolutamente ritirare i documenti del casellario giudiziario, altrimenti non avrebbe potuto prendere servizio al lavoro. Un altro ieri avrebbe dovuto depositare dei documenti per la partecipazione a una gara: «Se non li presento oggi, chi mi risarcirà?», ha chiesto l'interessato agli agenti della vigilanza che non potevano far altro che telefonare di volta in volta nei vari uffici per chiedere lumi su come comportarsi. Nella tarda mattinata, il presidente Bozza ha fatto chiarezza e in sostanza ridotto ai minimi termini l'accesso alla struttura.
Di comune accordo con il procuratore della Repubblica, Massimiliano Serpi, con il presidente dell'Ordine degli avvocati, Giovanni Di Bartolomeo, e con i dirigenti amministrativi del tribunale, ha disposto che l'ingresso è consentito soltanto a «magistrati e personale di tutti gli uffici giudiziari, di quelli distaccati dal Comune di Pescara e delle imprese che stanno effettuando i lavori nella struttura». Oltre a queste figure potranno accedere «gli avvocati che attestino per iscritto la necessità di accedere per lo svolgimento delle attività urgenti consentite dal decreto, attestazione che dovrà contenere l'indicazione del numero di procedimento interessato; gli avvocati designati quali difensori d'ufficio per il rinvio dei processi penali calendarizzati nello stesso giorno; avvocati di imputati per i quali è prevista la trattazione necessaria (udienza di convalida di arresto e del fermo, udienze dei procedimenti nei quali nel periodo di sospensione scadono i termini); testimoni in processi a trattazione necessaria che saranno giornalmente indicati al presidio di ingresso dalla cancelleria penale e uffici gip/gup».
Bozza ha precisato anche come dovrà comportarsi l'utenza in generale, quella che ogni giorno affolla gli uffici giudiziari. «Eventuale utenza che deduca ragioni di urgenza dovrà predisporre istanza scritta con indicazione della cancelleria o segreteria competente e del proprio riferimento telefonico e depositarla al presidio di ingresso». Disposizioni molto stringenti e doverose: «Per come sta evolvendo questa situazione», ha detto il presidente, «dobbiamo adottare ogni possibile misura per evitare il contagio e questo lo stiamo facendo d'accordo con tutto il distretto. Abbiamo mandato in ferie tutto il personale possibile e lasciamo aperti soltanto due sportelli, uno per il penale e uno per il civile».
Quindi, per il momento non verrà trattato alcun processo se non con arrestati, almeno fino al 22 marzo. Ma questa situazione sanitaria non si potrà certo risolvere a quella data per cui è quasi scontato il prolungamento di queste disposizioni restrittive per evitare contatti fra le persone. E di conseguenza diventano ad alto rischio tutti i processi più corposi in corso, come l'udienza sul disastro di Rigopiano fissata per il 27 marzo davanti al gup. Un procedimento con 30 imputati, 120 parti civili e decine di avvocati di tutta Italia. Più di 150 persone che dovrebbero essere ospitate nell'aula del tribunale: è impensabile che un processo del genere possa venir celebrato in piena epidemia da Covid-19. «Quella di Rigopiano è una questione molto delicata che dovrà essere approfondita e affrontata», dice Bozza, «adesso abbiamo qualche giorno di tempo per rifletterci e lo faremo insieme al procuratore Serpi. Dopo il 22 prenderemo altre decisioni».

