«Tribunali accorpati, si decida»

Per Avezzano, Lanciano, Vasto e Sulmona già sette rinvii in dieci anni
L’AQUILA. Nell’aula magna del palazzo di Giustizia ieri mattina è risuonato con forza il tema degli accorpamenti dei tribunali deciso 10 anni fa dal governo e che prevede la soppressione di quelli di Avezzano, Lanciano, Sulmona e Vasto. Se pur da prospettive diverse è emersa da parte di tutti la necessità che si metta fine una buona volta alle proroghe e si decida o per avviare l’accorpamento o per lasciare le cose come stanno.
L’APPELLO AL GOVERNO.
La presidente Fabrizia Francabandera è favorevole decisamente favorevole all’accorpamento. «Il nuovo governo», ha detto «dovrà subito affrontare il tema che interessa ben sei tribunali e sei procure (tra quelli da sopprimere e quelli da eventualmente potenziare, ndc) accorpamento già da tempo operativo per le piante organiche del personale amministrativo. Si parla dell’ennesima proroga dell’ultima ora», ha sottolineato la presidente dalla Corte d’Appello, «che in assenza di uno scenario di programma al quale lavorare nel frattempo si limiterebbe ad aggiungersi alle precedenti. Lo stato di precarietà in cui operiamo da anni, fattore di oggettiva inefficienza», ha chiaramente detto Francabandera, «richiederebbe, invece, a distanza di dieci anni dalla legge che dispose l’accorpamento, una scelta definitiva, fondata sulla piena conoscenza dei problemi della Giurisdizione del Distretto. Questo anche nella consapevolezza che si chiede sempre più ai magistrati maggiore specializzazione (non solo tra settore penale, civile e lavoro, ma anche per i reati cosiddetti di genere, le misure di prevenzione, la protezione internazionale, l’impresa, le procedure concorsuali, la famiglia) e una organizzazione tale da evitare situazioni di incompatibilità, entrambe condizioni difficili da realizzare in presenza di piante organiche di ridotte dimensioni».
IL SUGGERIMENTO.
«Il bilanciamento tra le ragioni dell’efficienza e quelle del territorio», si legge nella relazione scritta dalla presidente, «è, ovviamente, devoluto alla discrezionalità politica, ma il dibattito in corso dovrebbe, a parere non solo mio, considerare anche opzioni diverse e più articolate, che consentano di graduare i tempi e i modi di un cambiamento necessario». Sulla questione dell’accorpamento si è soffermato anche Maurizio Capri a nome degli avvocati abruzzesi, rappresentati ieri all’Aquila dai presidenti degli Ordini forensi.
IL PARERE DEGLI AVVOCATI.
Capri è stato esplicito: «Se una nuova proroga ci sarà che sia l’ultima. Poi si decida in un senso o nell’altro». L’avvocatura come noto si oppone alla soppressione dei tribunali minori che «sono presidio di legalità». Anche Enrico Aimi del Consiglio superiore della magistratura si è detto favorevole alla «non soppressione».
LE REAZIONI DELLA POLITICA .
Diversi i politici che hanno partecipato alla inaugurazione fra cui l’onorevole Nazario Pagano, di Forza Italia, presidente della Commissione Affari Costituzionali, il senatore aquilano Guido Quintino Liris e il collega di Vasto, Etelwardo Sigismondi, entrambidi Fratelli d’Italia.
Presenti fra gli altri il prefetto dell’Aquila Cinzia Torraco, rappresentanti di Comune dell’Aquila e Regione e il cardinale arcivescovo dell’Aquila Giuseppe Petrocchi. Il senatore del Pd Michele Fina, a latere della cerimonia, ha affermato che la presidente Francabandera ha detto «parole molto chiare sui cosiddetti Tribunali minori abruzzesi: serve giungere ad una soluzione definitiva e non solo aggiungere l’ennesima proroga (la settima). Soprattutto non ha senso azzerare le piante organiche del personale visto che per i magistrati la scelta è opposta, generando enormi problemi negli uffici». Significative in questo senso anche le parole di Aimi, rappresentante del Csm che, come si diceva, ha riconosciuto «la bontà di una giustizia di prossimità, soprattutto in un territorio come il nostro».
Ed ha richiamato anche «il problema dei tempi della giustizia e la bontà della riforma approvata con il Governo Draghi. Riforma - ha sottolineato - che però bisogna accompagnare nella sua stabilizzazione nel sistema e non smantellare. Soprattutto non ha senso rianimare divisioni e conflitti tra giustizia e politica che farebbero ripiombare il nostro paese nel passato». Ed ha concluso con un impegno: «Tornerò poi a occuparmi presto dell’annoso tema dell’abbandono della struttura del carcere minorile dell’Aquila». (g.p.)

