Trisi e i concorsi truccati Così si vantava il dirigente: «Fai quinto, ma sei quarto»

Secondo la Procura, sarebbero 2 le assunzioni pilotate dall’architetto arrestato Il racconto durante una cena: «Ho messo le buste senza lettere e lui ha scelto la 3»
PESCARA. Dalle carte dell’inchiesta, lo strapotere in Comune di Fabrizio Trisi, l’ex dirigente ai Lavori pubblici finito in manette per lo scandalo degli appalti pilotati a Palazzo di città, emerge in maniera netta anche per quanto riguarda le assunzioni clientelari, come quella emblematica alla Pescara Energia, società partecipata al 100 per cento dal Comune di Pescara.
Qui in due vennero assunti con delle precise indicazioni, e con le risposte alle domande della prova consegnate in anticipo ai due candidati raccomandati.
Un episodio, questo, che, secondo gli inquirenti, conferma la spregiudicatezza di Trisi e il suo potere in Comune.
Da quanto ricostruito nelle carte dell’inchiesta, il dirigente dei Lavori pubblici arrestato lunedì scorso, dopo le dimissioni del sabato precedente, 10 giugno, aveva mano libera praticamente su tutto, per cui spaziava dagli appalti agli amici, con affidamenti diretti di massima urgenza fino a invadere anche altri campi.
Il suo obiettivo era forse quello di allargare i canali lavorativi del suo amico imprenditore Vincenzo De Leonibus (anche lui finito in manette), anche nei piccoli centri della provincia. I due candidati che vinsero il concorso sono Tommaso Catani, figlio del sindaco di Picciano, Vincenzo, e Marco D’Andrea, consigliere comunale a Villa Celiera, sponsorizzato dallo stesso De Leonibus.
Di queste assunzioni, Trisi si vanta durante una cena dove ai commensali spiega come fece per ottenere il risultato voluto: «...per me», riferisce Trisi agli amici, «il primo agosto a lavorare a Pescara Energia tranquillamente, io gli ho detto: fai quinto ma sei quarto». E la graduatoria finale vedeva Catani al primo posto ed effettivamente D’Andrea al quarto. E sempre a tavola dice a Gianluca Centorame, (uno dei suoi fedelissimi, anche lui fra gli indagati) di far andare a cena anche D’Andrea.
E poi spiega cosa fece, in qualità di presidente della Commissione, dopo la prova scritta e prima delle domande del colloquio.
«Allora, ho messo le buste senza lettere, senza numeri, ok. Qua ci stanno le buste, 1, 2, 3... (e nel dire 3 alza molto il tono della voce per attirare l'attenzione del candidato su quella busta che era quella che doveva scegliere ndr): ha scelto la 3», racconta soddisfatto di fronte agli altri commensali. Perché, come ricostruiscono gli inquirenti, di quella busta il candidato già aveva ricevuto in precedenza le risposte giuste.
Poi durante la cena cambiano discorso e D’Andrea, che lavorava in Aca prima di vincere il concorso a Pescara Energia, dice a Trisi: «Scusa architè a me dammi le fontane, io con l’acqua sono pratico»; e Trisi risponde: «Non ci sto io, a Pescara Energia ho finito».
E poi Trisi aggiunge: «...una volta che sei entrato, ti fanno una... chi ci sta, ci sta».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

